Il passato di Hannibal «emerge»

E luce sia fatta sulle origini di uno dei serial killer più famosi della letteratura. Con Hannibal Lecter - Le origini del male viene finalmente svelato il passato del personaggio creato da Harris, reso famoso, sul grande schermo, da quel gioiello de Il silenzio degli innocenti. Il piccolo Hannibal non ha avuto un’infanzia invidiabile: figlio di nobili lituani uccisi dai nazisti, privato anche della sorella divorata da collaborazionisti, uno, come minimo, può avere tutte le ragioni per avercela un pochino con il mondo. Se poi si aggiunge un orfanotrofio dove si passano le giornate tra sofferenze e umiliazioni, ne viene fuori un quadro che sconvolgerebbe la mente di chiunque. Accolto, nella periferia parigina, da una parente acquisita, una zia giapponese, comincia ad avvicinarsi all’uso della spada trovando ispirazione dai disegni di teste esposti dai samurai. Gli studi di medicina completano il percorso; il resto è storia risaputa. Ci si avvicina sempre con qualche remora ai vari sequel o, come in questo caso, prequel. Questa volta, però, tanto di cappello all’inglese Peter Webber che ci ha regalato un film credibile, elegante, teso e nel contempo fine, ben recitato, soprattutto da quel Gaspard Ulliel che dà il volto al giovane Hannibal. Insomma, operazione di mercato sì ma certamente ben riuscita.
Ne L’amore non va in vacanza, sono protagoniste due donne (Cameron Diaz e Kate Winslet) la cui vita amorosa va a rotoli. Iris (la Winslet) è innamorata di un uomo che sta per sposare un’altra donna. Amanda (la Diaz) deve fare i conti con la triste realtà delle corna. Le due si conoscono via Internet. Una è americana e l’altra inglese. Decidono di dare una svolta alla loro vita scambiandosi la casa per le vacanze di Natale; la speranza è che il cambio di continente faccia anche modificare il trend amoroso negativo. Nancy Meyers conosce il suo mestiere (non solo come regista ma anche come apprezzata sceneggiatrice); per questo, si rimane un po’ sorpresi dall’esito deludente di questo film, considerato anche il cast a disposizione (completato da Jude Law e Jack Black). Le gag, che prendono spunto dalle culture diverse e i relativi equivoci che ne derivano, fanno raramente ridere, spesso sorridere ma alla lunga (136 minuti sono esagerati) non esimono lo spettatore dall’attendere la fine con qualche sbadiglio. La Winslet è discreta mentre la Diaz, quanto a smorfie, sembra una clone di Meg Ryan.
I film più visti a Milano dal 5 all’11 febbraio 2007
1) Una notte al museo; 2) La cena per farli conoscere; 3) Hannibal Lecter; 4) L’amore non va in vacanza; 5) Manuale d’amore 2; 6) La ricerca della felicità; 7) Blood Diamond; 8) Bobby; 9) Step Up; 10) Arthur e il popolo dei Minimei.
maurizio.acerbi@ilgiornale.it