È passato alla storia per il motto: «L'America agli americani»

La biografia ufficiale di James Monroe comincia così: «La sera di Capodanno del 1825, nell'ultimo ricevimento del nuovo anno del suo mandato, una signora della Virginia rimase molto colpita salutandolo e stringendogli la mano: «È alto e ben proporzionato. Vestito in modo impeccabile, con uno stile classico. Un sorriso tranquillo e dignitoso. Uno sguardo onesto. Credo che meriti l'encomio di Thomas Jefferson che di lui disse: “Monroe è così onesto che se anche si spegnesse la sua anima, non ci sarebbe neanche una macchia su di lui”».
Piaceva alle donne, il presidente Monroe. Ma alla storia è passato per tutt'altro: è stato il primo a dare un nome a una dottrina politica. La «dottrina Monroe», pilastro della politica estera statunitense, passata alla storia con lo slogan: «L'America agli americani». Un'America intesa come l'intero continente, Nord e Sud, in cui le varie potenze d'Europa non avrebbero più dovuto immischiarsi: quindi, niente più spazio per nuove colonie e, più in generale, nessun intervento negli affari del territorio (in particolare, nessuna azione militare da parte degli stati della «Santa Alleanza» per aiutare la Spagna a riconquistare le colonie ribelli dell'America Latina). Gli Stati Uniti d'altra parte avrebbero fatto altrettanto, garantendo di non intervenire nelle questioni interne dei Paesi europei (o riguardanti le loro colonie già esistenti).
La dottrina che porta il nome del presidente, in realtà non gli appartiene: a formularla fu il suo segretario di Stato (e poi successore), John Quincy Adams. Monroe scelse Adams anche per ragioni «geografiche»: terzo presidente di fila della «dinastia della Virginia» decise di sedare i malumori del Nord affidando la politica estera a un politico del Massachusetts (oltre che figlio del secondo presidente degli Stati Uniti). Come segretario della Guerra invece nominò John Calhoun, un uomo del Sud. È nel nome dell'unità nazionale, che il neoeletto Monroe si impegna in un tour del Paese all'insegna dei «buoni sentimenti»: e proprio durante la sua visita a Boston la sua presidenza viene definita come «l'era della concordia». Anche se è proprio sotto il suo governo che il «caso Missouri» apre una crisi forte, con la richiesta di essere ammesso all'Unione come Stato schiavista.
Antifederalista, Monroe vinse le elezioni nel 1816 anche grazie all'appoggio del presidente Madison e fu rieletto nel 1820, praticamente senza opposizione.