Una passeggiata per salvare i tesori «verdi» di Albaro

In pericolo le costruzioni dei padri Barnabiti e il parco di villa Gambaro. Palazzine al posto di un vivaio

(...) del cittadino, insieme ai comitati di quartiere. Tutti pronti a salire di nuovo sulle barricate contro la cementificazione selvaggia avallata dal Comune di Genova.
A partire dal nuovo complesso residenziale che dovrebbe sorgere nell'area compresa tra via Camilla, via Jenner e via Puggia. Il progetto originario prevedeva la costruzione di tre palazzine di cinque piani ciascuna, con 40 abitazioni e un centinaio di box al posto del vivaio Peirano. Il tutto in base a quella contestatissima norma, che consente di trasferire edifici incompatibili da un quartiere all'altro della città, purchè non venga stravolto l'ambiente circostante. Proprio quello che invece potrebbe verificarsi in questo spicchio di terra, un tempo punteggiata da oliveti e alberi secolari. Dopo l'altolà imposto l'aprile scorso dal parlamentino, anche gli uffici di Tursi hanno bocciato il primo disegno perché «l'impatto sulla zona sarebbe troppo pesante». Non solo: «Le nuove costruzioni non avrebbero niente a che vedere con le palazzine limitrofe, oltre a essere troppo ravvicinate tra loro». Ma su quest'area, vincolata a verde fino all'ultimo piano regolatore (anno 2000), incombe già un nuovo progetto. Dubbi e paure restano. «Anche se ci è stato garantito che le volumetrie saranno ridimensionate. Ma non sappiamo ancora di quanto», rivela Laura Casorati.
Non induce all'ottimismo neppure l'altro intervento edilizio previsto qualche metro più in basso, precisamente in via Jenner. Qui esiste già un studio planivolumetrico per costruire un complesso residenziale su quattro piani, non lontano dal parco di villa Gambaro. Altra spina nel fianco dei residenti. Quello che una volta era il polmone verde di Albaro, oggi denuncia uno stato di pesante degrado. Nonostante la convenzione siglata dal Comune con la società sportiva di via Jenner per aprire e chiudere i cancelli e per la manutenzione del verde. Che è sempre meno. La situazione non migliora risalendo la china. Sempre in via Puggia (sulla carta di «particolare interesse paesaggistico») una concessione edilizia risalente al 16 dicembre 2004 ha spalancato le porte a un mega parcheggio privato su tre piani, con 78 box. I lavori sono cominciati nell'aprile 2005. Ma oggi si può «ammirare» solo una voragine, al posto delle fasce di ulivi e degli alberi da frutto di una volta. Tanto che Elena Morchio parla senza mezzi termini di «scempio». Difficile darle torto.
Ma non è ancora finita. Già perché altri lavori presto interesseranno la vicina via Semeria. C'è un progetto approvato con delibera del 14 aprile 2005 di trasformare alcuni casolari di proprietà dei padri Barnabiti in unità abitative su tre piani. Ultima tappa in via Sacchi: anche qui polemiche come se piovesse, dopo che i residenti sono venuti a conoscenza dei lavori per costruire una quarantina di alloggi destinati alle famiglie delle Fiamme gialle, lungo la strada che conduce al forte di San Martino. «Dove un tempo esisteva un bosco e un acquedotto», puntualizza Enrica Sciutto a nome del comitato di via Sacchi, pronto a rivolgersi al Tar. Ce n'è abbastanza perché Andrea Agostini (Legambiemente) parli senza mezzi termini di «incredibile speculazione edilizia in una zona dove il verde pubblico dovrebbe essere mantenuto e non sacrificato per costruire nuove palzzine che non sono necessarie».