Le passeggiate romane di Silvana Chiozza

La Roma dei ponti, delle rovine, dei vicoli, immersa in una quiete assoluta, lontana dal caos. Un'immagine inedita quella offerta dalle tele di Silvana Chiozza, esposte fino a domani alla galleria Eleuteri di via Fontanella Borghese 62. «Passeggiate romane», così le chiama l'artista, felice di perdersi in una città che riesce ancora a stupirla. Sguardi obliqui a caccia di dettagli, oltre la banalità del quotidiano. Ecco, allora, che il paesaggio ritrova la sua qualità di fissare una scena, conservandone la magia. Lo sapevano bene gli impressionisti che la veduta sfocia, inevitabilmente, nella visione. Nata in Argentina da genitori italiani, la Chiozza deve a suo nonno la passione per il colore, coltivata insieme agli studi di medicina. Negli anni Ottanta, ha scelto di dedicarsi totalmente all'arte, rapita dal fascino della città eterna. A rivelare il suo stupore per la Roma segreta sono gli scorci rubati in attimi di raro silenzio. Un viaggio a ritroso nel tempo, per evocare la bellezza di luoghi memorabili, da Ponte Milvio alle Terme di Caracalla, da San Clemente alla Navicella. Ricordi resi vivi, con una punta di struggente nostalgia, dalla pennellata «di piatto» che sembra uscita da una tela di Cézanne. Calda la luce che bagna i volumi e accende gli intonaci dei palazzi, nell'ora più misteriosa del giorno, il vespro, quando Roma ritrova tutta la sua magia. Un bagliore che, al mattino, si fa trasparente come nel quadro «Santa Cecilia in Trastevere», dai toni quasi metafisici. Trucchi da artista per prolungare il piacere, o il sogno, di un mondo perduto. Una Roma in versione amarcord dove, come osserva Claudio Arnetoli nel suo saggio in catalogo, «non è mai assente l'umano, non più orda vociante, in luoghi liberati dal brusio continuo di voci, dal rombo cupo che spesso soffoca, esaspera e dilania la coscienza contemporanea. Pittura del silenzio, terapia dell'anima, esperienza analitica».
Maria Egizia Fiaschetti