A passeggio nella città di don Lisander

Com’era la Milano dei Promessi sposi? Non quella descritta dal romanzo ma l’altra, che faceva da cornice al genio manzoniano, accompagnava le sue passeggiate, ne crogiolava le intuizioni creative, smorzava i suoi dolori e ne idolatrava lo scrittore. Com’era la vita civile, politica, culturale, religiosa e commerciale della città negli anni in cui al Manzoni muoiono la moglie Enrichetta e la primogenita Giulia ed escono, dopo lunga e assidua revisione, le prime dispense della versione definitiva del suo capolavoro illustrato da Francesco Gonin?
Possiamo farcelo raccontare da un «fotografo» particolare, anche se anonimo: l’autore della Guida di Milano in otto passeggiate, scritta nel 1838 e ora tolta all’oblio dalle Edizioni Polifilo (pagg. 150, euro 25). Scopo primario, dichiarato, del libretto «divisare di condurre il forestiero con un facile e nuovo ordine stradale a visitare quanto di più pregevole racchiude la città». Ma c’è anche un secondo obiettivo, che in fondo conferma il Dna tipicamente ambrosiano del nostro misterioso compilatore di itinerari. Quello di suggerire al turista, che peregrina tra palazzi e opere d’arte, d’avere un occhio (attento) per il solido canovaccio commerciale di cui dispone la terra meneghina. Con tanto di «minispot» tra le righe per le necessità del business.
La premessa è statistica. I milanesi stabili sono 148mila, oltre 5mila gli edifici, 15mila i «pendolari», 7mila i soldati e circa tremila, al giorno, i forestieri. È una città che ogni anno consuma 240 tonnellate di vino, 236 di cereali, 80 di carne e 5 di pesce. E in dodici mesi brucia 907 tonnellate di legna e carbone (ecco l’«odeur de fumier» che tanto colpiva Stendhal...). La «civica risorsa» poggia saldamente su commercio e industria. A cominciare dall’«esorbitante» numero di osterie, trattorie, locande e stallazzi (425), bettolieri (397) e acquavitai (216). Già allora - con il Quarantotto dietro l’angolo - dominavano i «capricci della moda» che coinvolgevano 299 attività, 11 sono i gioiellieri, cui si agganciavano 306 sarti, 188 calzolai e ben 253 parrucchieri. «Sulla piazzetta di San Paolo - scrive il nostro promotore turistico - è da rimarcarsi la pomposa bottega di un parrucchiere. Milano in quest’arte ha fatto progressi rapidissimi, giacché non è molto le botteghe de’ parrucchieri erano le più meschine botteghe di Milano ed avevano per insegna tre logori catini di stagno o un grossissimo dente. Perché molti dei nostri antichi parrucchieri erano anche dentisti».
D’altra parte, «se brami vedere la privilegiata e premiata fabbrica di bijouterie d’oro e d’argento dei signori Traviganti - aggiungeva l’autore - entra per un istante nella vicina contrada di San Pietro all’Orto al n.892...». E poco prima, nella contrada di Santa Radegonda, c’era stato l’invito a visitare il ben provveduto magazzino dei Maestri, vera oasi per i «dilettanti di gastronomia».
E il Manzoni? Lo si incontra nella sesta passeggiata, quella verso Porta Nuova: «Al 1171 dell’antica contrada del Morone c’è la casa di don Alessandro», spiega una riga del testo. Precisando ovviamente che si trova tra «lo studio degli spedizionieri Bonafux e quello del negoziante Seufferheld». Miglior sorte, le righe sono due, tocca a Leonardo: «Il famoso Cenacolo è nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. Non v’ha forestiere che non vadi a vederlo». Ma «se volgi a destra vai alla Porta Vercellina e prima d’arrivare trovi l’estesa fabbrica di stoffe di seta Fortis».
Per concludere bisogna tornare all’inizio della Guida che diceva più o meno così: caro forestiero se segui le mie indicazioni, in capo a otto giorni avrai «tutto veduto e sommamente economizzato di tempo e di cammino». Restava da vedere se tutte quelle tentazioni di shopping gli avevano anche fatto «economizzare» il borsellino.