Passera: banchieri tutti di sinistra? Non commento

da Roma

No comment, frasi di circostanza. Ma anche un paio di risposte stizzite. E forse sono proprio queste ultime a dare un’idea dello stato d’animo dei banchieri italiani dopo la bacchettata del presidente del Consiglio. Il più diretto è stato Luigi Abete. Il presidente della Banca nazionale del lavoro non si è tirato indietro quando i giornalisti, a margine di un esecutivo dell’Abi, gli hanno chiesto un commento. Abete ha espresso «rammarico» per le parole di Silvio Berlusconi. Se il premier per il secondo giorno di seguito ha criticato la partecipazione di importanti banchieri alle votazioni interne al centrosinistra che hanno decretato il ritorno di Prodi alla guida della coalizione, Abete ha definito quella del presidente del Consiglio una «classificazione impropria e improvvida che meraviglia». Si tratta, ha spiegato, della «partecipazione di un privato cittadino alla vita civile di un Paese».
Ieri il premier ha precisato di non riferirsi alle banche in generale, ma a quei banchieri che si sono messi in fila ai gazebo per le primarie dell’Unione. Forse - ha osservato Berlusconi - un modo per riposizionarsi in vista di un possibile cambio di governo. Di fronte alla contestazione l’amministratore di Unicredit Alessandro Profumo - che ha partecipato alle primarie - ha preferito non rispondere. Un no comment velato dalla polemica è stata invece la reazione dell’amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera: «Non commento le libertà costituzionali».
Passera - chiudendo un convegno organizzato dalla Direzione Stato e infrastrutture guidata da Mario Ciaccia- ha anche parlato della situazione del Paese. «Il declino è evitabile ma assolutamente dietro l’angolo se continuiamo a non fare quelle cose che sappiamo di dover fare e che ci siamo impegnati a fare». La ricetta, secondo il banchiere, è puntare sulle infrastutture, sulle priorità dell’agenda di Lisbona. E anche sullo Stato sociale. «Se si smantella il Welfare - ha osservato Passera - che è la conquista più importante della società, è a rischio la tenuta della Stato sociale e allora altro che crisi di fiducia ma si torna agli homo homini lupus».