Passera debutta in Europa tra lezioni ai leader e frecciate ai "populisti"

Il ministro a Parigi critica i vertici Ue sulla gestione della crisi Messaggio a partiti e parti sociali: troppi i nemici delle riforme

Roma - «Very disappointing», molto deludente. Nel suo inglese fluente (più da banchiere che da politico italico), il ministro Corrado Passera debutta all’estero e stila una pagella severa per l’Unione europea e il modo in cui ha finora gestito la crisi economica: disappointing, appunto.

Il suo intervento, al convegno parigino - dal titolo alquanto eufemistico «Nuveau Monde», mondo nuovo - organizzato dal suo omologo francese Eric Besson, è un’appassionata perorazione dei coraggiosi passi avanti fatti in poco tempo dall’Italia sulla via del risanamento e delle riforme, e al tempo stesso un richiamo all’Europa e ai partner della Ue perché escano dal torpore e trovino il coraggio di dare una sterzata, prima di finire tutti insieme nel burrone. Perché l’intero continente si sta avvicinando ad una «zona pericolosa», di crescita bloccata, paura del futuro e disagi sociali crescenti. E bisogna agire «con più rapidità» di quella mostrata fin qui.

«Il sistema di governance Ue è stato inadeguato, continuiamo a non avere una soluzione per la crisi finanziaria», denuncia il ministro per lo Sviluppo. «Serve un vero mercato unico europeo e c’è bisogno di maggior coordinamento». E se si vuol salvare «il sogno europeo» serve un organismo di governo finanziario a pieno titolo: «Dobbiamo dare all’Europa una vera banca centrale, con gli strumenti e le risorse per gestire la stabilità e la liquidità sui mercati». L’Italia ha fatto bene i propri «compiti a casa», dando anche meglio di altri il proprio «contributo alla salvezza» dell’eurozona. Ha varato manovre per 80 miliardi, ha appena approvato «una delle riforme previdenziali più equilibrate in Europa»; è prevedibile un avanzo primario quasi all’1% del Pil, «in linea con quello della Germania e migliore di quello medio della zona euro». Ora, promette, il governo Monti vuole avviare altre riforme e liberalizzazioni, approvando «misure coraggiose» per promuovere «la competitività tra le imprese, potenziare l’efficienza e l’attrattività del sistema Italia, migliorare il dinamismo complessivo della società». «Stiamo aprendo il commercio, certi settori energetici e pubblici», spiega. «Non è facile, ma sono compiti che abbiamo deciso di assumere e mese dopo mese stiamo cercando di portare dei risultati». Ma non è facile, anche perché «uno dei peggiori nemici che abbiamo davanti», in Italia come nel resto di Europa, è «il populismo». Per fare le riforme, dice Passera, è necessario pagare dei prezzi, e «i populisti sono sempre pronti a dire che i sacrifici sono inaccettabili», anche quando sono «necessari».