Passera: «Intesa pronta a sostenere Granarolo»

Bondi chiede 1,3 miliardi di danni a Banca Imi

da Milano

Banca Intesa è pronta ad appoggiare Granarolo nella conquista di Parmalat se il progetto sarà chiaro e trasparente. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato dell’istituto Corrado Passera in un'intervista a Panorama in edicola oggi. «Abbiamo appoggiato la Granarolo quando comprò la Yomo - ha detto Passera -, se anche in questo caso ci sarà un bel progetto, chiaro e trasparente, non faremo mancare il nostro appoggio». Intesa ha affiancato Granarolo nell’operazione di acquisizione del gruppo Yomo coprendo in parte l’impegno finanziario sostenuto dal gruppo bolognese.
Pochi giorni fa il Giornale aveva anticipato l’intenzione della Granarolo di lanciare un’Opa su Parmalat proprio con l’appoggio di Banca Intesa che presto dovrebbe salire al 20% nella società. La strada per la conquista del gruppo di Collecchio, che tornerà a breve in Borsa, non è comunque spianata: l’Opa infatti richiede un esborso intorno a 1,7 miliardi, cui si aggiungerebbero circa 600 milioni di debiti della Parmalat. Va detto però che Granarolo sarebbe affiancata nell’offerta non solo da Intesa, ma anche da un nutrito gruppo di banche italiane che potrebbero reinvestire il ricavato dell’Opa proprio nella Granarolo stessa.
L’altro serio ostacolo che la società delle cooperative potrebbe trovare nella scalata alla Parmalat è la possibile controfferta della francese Lactalis, appoggiata da Deutsche Bank. Oggi sembra che oltre il 50% del capitale della società di Collecchio sia in mano agli hedge fund che hanno comprato dai singoli obbligazionisti Parmalat i bond che saranno trasformati in azioni. E almeno il 20% del capitale sarebbe in mano a hedge vicini a Deutsche. Le banche italiane, invece, non avrebbero più del 12%, perché in parte hanno già ceduto il loro crediti.
Parmalat potrebbe tornare in Borsa a ottobre, dopo che il commissario Enrico Bondi ha raddrizzato i conti con un margine operativo vicino ai 300 milioni di euro. E ieri Parmalat ha chiesto a Banca Imi un risarcimento danni di 1,3 miliardi di euro per la partecipazione al collocamento di alcuni bond del gruppo alimentare tra il 2000 e il 2001, ha annunciato la stessa Banca Imi che ha definito l’iniziativa «destituita di fondamento e temeraria».
Intanto Banca Intesa ricaverà 620 milioni della cessione delle portoghesi Bcp e Bii, con una minusvalenza, però, di 10 milioni.