Passera su Telecom: "Bernabè ha ancora molto lavoro da fare"

C’è sempre nervosismo sulla gestione del gruppo Telecom. A dare voce, seppur in modo tiepido, alla delusione dei soci di Telco, in particolare quelli italiani (Intesa, Generali, Mediobanca, cui si affiancano gli spagnoli di Telefonica), dopo i risultati trimestrali, è l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera: «C’è ancora parecchio da fare», dice il banchiere, interpellato sulla gestione di Franco Bernabè.
Intanto l’azienda di tlc ha avviato ieri la procedura di mobilità per 470 lavoratori dei servizi dei call center, a causa della «progressiva perdita di consistenti quote di mercato e un costante calo dei volumi di traffico per il servizio di informazioni telefoniche 1254 e per le attività di back-office, così come per i servizi internazionali che, nel tempo, hanno registrato una sensibile contrazione dei volumi di chiamate».
L’ad di Telecom ha la loro stima, ma la sua gestione è finita sotto esame. Non solo per le svalutazioni che i soci hanno dovuto effettuare e per i corsi azionari del titolo che ancora staziona in Borsa sulla soglia di 1 euro, e non solo per i problemi in America latina su cui peraltro l’attenzione è alta.
Il vero problema, secondo quanto trapela da ambienti vicini a Telco, sono i risultati. Il trimestre ha deluso gli azionisti e qualcuno vede la necessità di accelerare sul piano. «Per ora - ha risposto Passera a chi gli chiedeva se fosse soddisfatto dalla gestione di Bernabè - l’azienda ha fatto un lavoro assolutamente necessario, ma c’è ancora parecchio da fare». Il boccino è in mano al numero uno di Telecom che per ora difende la sua strategia e prosegue per la sua strada.
Passera ieri ha fatto anche riferimento alla partita aperta dall’Antitrust nei confronti del gruppo: «Sono certo che si troverà una via di uscita» ha detto riferendosi all’impasse nel quale si sono cacciati due grandi azionisti, Generali e Crédit Agricole, messi sotto scacco perché il loro patto violerebbe le regole della concorrenza; inoltre l’Agricole si era impegnato a scendere entro il 2008 sotto il 5%, entro il 2009 sotto il 2%: ma tuttora la quota è ferma al 5,8%, «congelata» dal calo del titolo Intesa (che in 12 mesi ha perso il 45%; ieri 2,59 euro, più 0,48%). I legali francesi e triestini sono al lavoro su modifiche agli accordi che possano soddisfare l’Antitrust senza rimettere in gioco il portafoglio del gruppo bancario parigino; l’alleggerimento delle intese, potrebbe passare attraverso una modifica dell’accordo sulla rappresentanza comune nei consigli, uno dei nodi più sotto osservazione. Le proposte dovranno essere presentate entro il 15 giugno.