«Passeri», borseggiatori redenti per amore

da Berlino

Irrompono per massacrare e hanno come simbolo un teschio... Non sono le temute Ss in un film di guerra, ma i militari brasiliani di Truppa d'Elite, in concorso alla Berlinale, di José Padilha. Il film racconta la missione del corpo scelto comandato da un impavido (Wagner Moura) nel 1997 a Rio de Janeiro, nel quartiere povero e malfamato scelto come residenza da Papa Giovanni Paolo II in visita. Accolto freddamente dalla stampa, in Truppa d'Elite avvilisce la troppa violenza. Si svolge in un altro quartiere compromesso, ma di Hong Kong, Sparrow (Passeri) di Johnnie To, che invece ha tutte le carte di un vincente da Festival. Una banda di borseggiatori gentiluomini, guidati da un ammaliante fotografo (Simon Yam), s'imbatte in una bella collega (Kelly Lin), che fa innamorare di sé chiunque. Lei però - infelice - appartiene al goffo boss (Lo Hoi Pang), così sicuro di essere il più bravo che si gioca la donna in una scommessa: se il fotografo riuscirà a sottrargli dalla giacca il passaporto di lei, la ragazza sarà sua. Sparrow è il film più luminoso finora in questa Berlinale, con la stessa estetica ipnotica di Wong Kar-Wai e la leggerezza di una commedia. Ieri è passato anche l'unico tedesco in concorso, Fiori di ciliegio di Doris Dörrie. Una donna (Hannelore Elsner) è la sola a sapere del cancro del marito (Elmar Wepper), giunto senza sintomi allo stadio finale. Lei gli organizza un ultimo viaggio e lo porta a Berlino poi sul Mare del Nord; da lì vorrebbe volare a Kyoto dal terzo figlio. Ma è lei invece a morire (d'infarto). Lui si spegnerà in Giappone, tra i ciliegi in fiore.