«Passi avanti» al G8 ma Cina e India s’impuntano sul clima

Cina e India non ci stanno. Non vogliono sedersi al banco di principali imputate nel processo ai responsabili mondiali dell’inquinamento. Così rovinano la festa al premier nipponico Yasuo Fukuda, che per la sua presidenza G8 auspicava un accordo sul clima che avesse finalmente unito Paesi emergenti e industrializzati. Il dossier cambiamenti climatici, protagonista della tre giorni di Toyako, fa sì un «passo in avanti rispetto al passato», come ha spiegato ieri il premier italiano Silvio Berlusconi, ma guarda già al 2009 (al prossimo G8 e alla conferenza post-Kyoto di Copenaghen) per tappe più significative verso una soluzione concreta al problema.
Ieri, nella giornata conclusiva del summit, i leader degli Otto Grandi hanno incontrato il G5 (Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile) più Australia, Indonesia e Corea del Sud. I 16 Paesi hanno firmato una dichiarazione in cui si esprime una «visione condivisa» per raggiungere un obiettivo comune di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ma non hanno trovato accordo su un calendario a medio termine e sui parametri per il taglio delle emissioni di gas serra e altri agenti inquinanti. Nella loro dichiarazione finale Usa, Giappone, Russia, Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno ribadito l’impegno a dimezzare le emissioni nocive entro il 2050. Obiettivo che avevano già chiesto di perseguire anche alle economie emergenti, le quali - Cina e India in testa - rinviano al mittente, pretendendo prima traguardi più ambiziosi dai Grandi: una diminuzione almeno del 25 per cento entro il 2020.
«Ambiente e cambiamenti climatici», però, è solo uno dei quattro grandi nodi affrontati nel documento finale di Hokkaido, Toyako, firmato ieri sull’isola giapponese. Il primo punto del testo recita «Economia mondiale». Nonostante la crisi, i G8 rimangono «ottimisti», ma sollecitano maggiore equilibrio tra offerta e domanda di petrolio attraverso un aumento degli investimenti nell’estrazione e raffinazione e un miglioramento dell’efficienza dei consumi e della diversificazione. Nella dichiarazione è contenuta anche la proposta di un forum mondiale sulla sicurezza e le nuove tecnologie. Sull’impennata dei prezzi dei generi alimentari si avanzano programmi di riforme agricole mondiali e aiuti finanziari ai 41 Paesi poveri che più ne soffrono. Il terzo punto recita «Sviluppo e Africa». Sulla povertà, il G8 ha confermato l’obiettivo di versare 25 miliardi di dollari l’anno alle nazioni africane su diversi progetti di aiuto. Riconfermato l’impegno a distribuire 60 miliardi di dollari a fini sanitari, precisando che il progetto durerà cinque anni.
Non mancano le «questioni politiche». In testa le «preoccupazioni» per i dossier nucleari di Nord Corea e Iran, seguite da quelle per le situazioni di Sudan, Birmania e Nigeria. I Grandi della Terra assicurano sostegno al governo di Kabul e al processo di pace israelo-palestinese. Dichiarazione a parte, invece, per lo Zimbabwe. Il G8 chiede sanzioni mirate sotto l’egida dell’Onu contro la dittatura di Mugabe, il quale ha subito tacciato di «razzismo internazionale» gli Otto.
I leader mondiali - a eccezione del presidente Usa Bush, a fine mandato - si sono salutati con un arrivederci in Italia. Unica incertezza è se l’appuntamento sull’isola della Maddalena sarà confermato o no. Berlusconi ha parlato di «ritardi con i lavori». Ma nessun allarme: nell’evenienza, è già pronto un «sito alternativo».