La passione a Buenos Aires in ventiquattro passi di tango

Federica Artina

La passione e la malinconia, la vitalità e l’amarezza. Il mondo è pieno di città, ma solo a Buenos Aires possono convivere sensazioni così contrastanti tra loro. Unite dalla magica melodia del tango. Viaggio a Buenos Aires, o «Baires» come la chiamano quasi affettuosamente i suoi abitanti. Viaggio nell’Argentina più misteriosa e più intima, viaggio nei primi anni ’80 e nell’epoca del conflitto tra Malvinas e Falkland, viaggio vissuto con gli occhi e il cuore di un cronista che abbandona il fatto per abbandonarsi all’emozione.
Nasce così «Tango», l’ultimo libro di Carlo Rossella, frutto di un giornalismo che per una volta rinuncia a resistere alla tentazione di «inquinare» l’esperienza con il sogno. Mosso dalla magia di quella che non è una semplice danza, ma una cultura, l’anima di un Paese sempre capace di rialzarsi dalle sue stesse ceneri, ancorato alle tradizioni e così proiettato nel futuro. Buenos Aires «immobile e sospesa nel tempo», una città alle prese con la propria memoria storica nel corso dei decenni e con la voglia di evadere da se stessa attraverso il sogno. Una fuga onirica che nasce dall’intimo degli autori che hanno fatto grande Buenos Aires, veicolata nei passi dei tangueros più espressivi per arrivare al cuore di un intero popolo così trasparente nella sua complessità.
Ventiquattro racconti, in cui c’è spazio per tutti i sentimenti: amore, gelosia, solitudine. «Storie di passione e di avventura», specifica il sottotitolo. C’è la storia di Roberto che balla il tango insieme ad Estela, innamorandosene. Ma il cuore della ballerina appartiene già a una donna. Ci sono i voyeur che si contendono le amanti dietro gli specchi delle boutique. E poco importa se la città sia in subbuglio per l’alzamiento del generale Federico Montero. C’è Gabriela, commessa in un negozio di calzature, che infila «le delicate scarpine di vitello ai piedi, un po’ sudati, di Perón». Il generale le accarezza il seno per sentire come batte il «cuore dell’Argentina». La ragazza sembra felice.
C’è la storia di Cristina, la chica del barrio, la ragazza di quartiere, «popolana». Arrampicatrice sociale, che vuole il cuore di Fernando, ma si innamora solo quando, rimasta sola, ascolta un tango di Gardel. Ed è forse questa la storia più bella del libro. Ma soprattutto c’è la città e il tango. Sempre presenti in ogni storia. Sempre a fare da sottofondo ad ogni vicenda. Perché il tango non poteva nascere senza Buenos Aires, e Baires non sarebbe stata la stessa città senza le note delle tango.
E poi, Borges, che Rossella incontrò diverse volte, ricordo indelebile che non scivola via. Borges era solito fissare il vuoto, quel vuoto che non si può scrutare. Quel vuoto da cui spesso nascono i più profondi pensieri e le storie più riuscite. Perché come diceva lo stesso scrittore: «Immaginare un racconto è come intravedere un’isola». Vedi gli estremi, il principio e la fine. Ma quello che c’è in mezzo va inventato, scoperto. «Il racconto è un breve sogno. Una corta allucinazione». Proprio come le ventiquattro pennellate di colore che impreziosiscono il canovaccio di questo libro, i ventiquattro ricordi nati da quella sensazione di appartenenza a una realtà così lontana dall’Italia eppure così capace di conquistare chiunque passi di lì anche solo per qualche ora.
«Il tango ha la tristezza dei crepuscoli di Buenos Aires. Chi lo canta non ha mai fretta di finire, come se temesse una conclusione drammatica. Chi lo balla ne interpreta la languida malinconia». È tutto in queste righe: inquietudine e disillusione, desiderio e felicità. Un mix di emozioni che unisce la vitalità dei quartieri porteñi alla solitudine della morte.
Amori fugaci ma vissuti fino allo stremo. Milongas che sono testimoni di cadute e esaltazioni del più umile cittadino come del graduato generale. «Tango» ha il merito di essere breve, essenziale, fotografando senza troppa prolissità l’anima della città più sensuale, le emozioni della gente verace che abita i barrios proiettati sull’oceano. Perché il tango è essenza, il tango è passione, il tango è sentimento, il tango è il ballo recitato, che si può ballare solo con la compagna giusta e non con la prima dama occasionale.
Il tango si balla misurando ogni significativo sguardo. Baires si può descrivere veramente solo esplorandone l’anima più vera. Quell’anima che unisce tutti i destini che lì si incrociano, riservando sempre forme inaspettate ad ogni nuova emozione.