Una passione da (ri)scoprire E finiamola col bancomat

di Pierluigi Bonora

Che rabbia quando leggo sulle cronache dei giornali titoli come «Suv killer» o «Auto fa strage». Fosse solo per l'automobile, visto che quella capace di fare a meno del guidatore è praticamente pronta (sarà meno divertente, ma sicuramente più sicura grazie al suo «cervello»), tanti incidenti potrebbero essere evitati.
Ci si dimentica, infatti, che al volante si trova sempre un essere umano, soggetto a distrazioni, colpi di sonno e assunzione di droghe o bevande alcoliche. Altro che «Suv killer», allora. A sbagliare è l'essere umano, per indisciplina, irresponsabilità e mancanza di educazione.
Prendiamo, per esempio, il fenomeno del «Cannonball», con quei pazzi sciagurati che al volante di bolidi fanno a gara sulle autostrade europee. Per colpa loro e di chi guida impasticcato o peggio, ad andarci di mezzo è tutto il settore. E noi, automobilisti virtuosi, ne subiamo, a torto, le conseguenze.
Ecco perché, in questo momento, parlare di auto è poco popolare. Lo dimostra l'assoluta sordità del governo (e di quello precedente) a trovare il modo - in accordo con i costruttori, i concessionari e l'indotto - per rilanciare un settore centrale per il Paese. Vogliamo essere chiari: di auto si parla volentieri solo quando bisogna fare cassa. Non è un caso che nei giorni scorsi qualcuno abbia maldestramente ipotizzato l'ennesimo ritocco alle accise sui carburanti. Facile, tanto c'è il «bancomat» dei 34 milioni di automobilisti sempre a disposizione. Già, 34 milioni (ma aggiungiamo anche i 9 milioni di motociclisti). Sarebbe interessante conoscere cosa pensano del tartassamento continuo e delle vessazioni a cui il settore e i suoi utilizzatori sono sottoposti.
Ebbene, in queste pagine abbiamo voluto presentare quello che l'automobile può rappresentare. Quindi, non solo un oggetto colorato dotato di motore e su quattro ruote, ma tutto un mondo da (ri)scoprire: dallo sport all'ambiente; dalla cucina, al design e alla moda. E soprattutto di passione.