La passione teatrale cresce in giardino

Una leggera brezza agita i bambù e i lecci che nascondono il palcoscenico dei Giardini della Filarmonica che ospita la XIV edizione de «I solisti del teatro». E se già il luogo, silenzioso e appartato, è un biglietto da visita promettente, il bouquet dei titoli in programma (da lunedì 9 luglio al primo agosto) assembla nomi, testi, novità, progetti a sfondo civile che confermano il prestigio di una rassegna divenuta fiore all’occhiello dell’Estate Romana. Complice, forse, una tendenza in parte nuova rispetto al passato: il monologo, genere elettivo della vetrina, sembra cedere spazio a lavori più corali e diversificati. Già lo spettacolo d’apertura, Violeta, si impone come un omaggio «orchestrale» alla figura della cantante cilena Violeta Parra dove la musica e la voce recitante di Lella Costa formano un unicum di sicuro effetto. Stessa miscela di note e parole ritroviamo, poi, sia in Anita di Diego Gullo, curioso ritratto della moglie di Garibaldi affidato a Caterina Vertova, sia nella moderna rilettura scenica che Maria Rosaria Omaggio propone dell’Histoire du soldat di Stravinskij. E di forte ascendenza musicale risulta anche lo Studio per i “Negri” di Genet curato da Gustavo Frigerio per un cast di colore, così come tra monologo e melologo si posiziona «Edipo e la Pizia», titolo conclusivo della manifestazione che vede Lucia Poli alle prese con l’ironia demistificatoria di Dürrenmatt.
Il fronte del teatro di scrittura non si preannuncia però meno interessante. C’è Erri De Luca, che firma il nuovo Chisciotte e gli invisibili e vi recita accanto a Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi. C’è Marina Confalone, coautrice insieme con Luciano Saltarelli di uno spaccato sul mondo del teatro, Capasciacqua il titolo, che condivide in scena con l’eclettico Pino Strabioli. C’è Licia Maglietta, artefice di un assolo intenso e passionale ispirato in Vasta è la prigione di Assja Djebar. C’è Rosa Masciopinto, responsabile di un affondo nella contemporaneità che mutua codici espressivi dal circo. E poi Duccio Camerini, che ha scritto un testo dedicato all’infanzia e alla memoria (nel cast, tra gli altri, Amanda Sandrelli e Daniele Russo); Spiro Scimone che torna a Roma con il suo struggente Nunzio (regia di Carlo Cecchi); Ulderico Pesce, anche lui di nuovo nella capitale con il successo L’innaffiatore del cervello di Passannante.
Da non mancare infine gli appuntamenti di «teatro e carcere» previsti per il 23 e 24 luglio: quando, cioè, sul palcoscenico all’aperto di via Flaminia prenderanno corpo La corsa di Moncicì, testo vincitore del premio «Annalisa Scafi» dedicato alla drammaturgia penitenziaria, e Senza passare dal via, silloge di letture con alcuni attori ex detenuti di Rebibbia.