Un passo indietro per favorire studenti e atenei

Maria Grazia Siliquini*

È incredibile come i primi interventi sull’Università sembrano finalizzati a riportare le lancette degli orologi al 2001. Mi rivolgo al neo ministro Mussi, che ha deciso il ritiro dei decreti di riforma degli ordinamenti didattici (attualmente al vaglio della Corte dei Conti) che dovevano applicare i nuovi percorsi ad «Y» introdotti per superare i problemi conseguenti al cosiddetto «3+2».
Nella sua piena e legittima libertà di scelta, Mussi ha voluto interrompere la sperimentazione dei nuovi corsi di laurea anche per quelle università che, liberamente e responsabilmente, lo ritenevano possibile, e che in questi mesi si erano già organizzate per partire nell’autunno 2006. In questo modo il ministro, in contrasto all’autonomia delle università, non ha valutato che atenei di antica costituzione sono in grado di adeguarsi e di proporre corsi di laurea più qualificati e più proficuamente spendibili sul mercato del lavoro.
A questo punto ritengo sia opportuno fare un po’ di chiarezza: è il governo di centrosinistra che con la legge 509/99, fortemente voluta dai ministri Berlinguer-Zecchino, ha forzatamente ed improvvisamente introdotto la riforma del 3+2, calandola dall’alto, senza alcuna «concertazione». Ed è così che una riforma ideata per i politecnici (l’idea partì dal politecnico di Torino), è stata applicata a tutte le classi di laurea, anche a quelle umanistiche alle quali non era adatta. È apparso chiaro, dopo i primi anni di applicazione, che il «3+2» ha portato ad una notevole «dequalificazione» dell’università italiana, con particolare riferimento alle lauree brevi.
Il governo di centrodestra aveva preso atto di questa grave situazione, dopo aver monitorato lo stato dell’università per tre anni. Solo nel 2004, con la legge 270, è stato introdotto il nuovo percorso ad «Y», definito così perché in ogni corso di laurea vi è un primo anno in comune e successivamente gli studenti operano una scelta, sempre reversibile, tra il biennio che porta ad una laurea triennale (breve) ed il quadriennio organizzato con l’obiettivo di raggiungere una laurea quinquennale (magistrale).
Ma nella fretta di bloccare tutto il nuovo governo non si è reso conto che i decreti ritirati contengono già, ad esempio, la soluzione al problema delle cosiddette «lauree facili», evidenziato recentemente dagli organi di stampa ed ultimamente dall’inchiesta televisiva di Report sulle convenzioni Atenei/Amministrazioni Pubbliche. Se oggi infatti gli Atenei rilasciano lauree con lo «sconto» è colpa della normativa vigente (D.M. 509/1999), introdotta dalla sinistra, che ha imposto all’Università italiana la riforma del «3+2». La «degenerazione» è stata favorita anche dai negativi meccanismi di valutazione e finanziamento del sistema universitario (sempre introdotti dalla sinistra), che hanno premiato esclusivamente gli Atenei con più iscritti e più laureati. Questo problema è stato da noi sanato introducendo nei decreti delle nuove classi alcune norme a salvaguardia degli studenti.
Se i decreti fossero stati pubblicati e non ritirati, già dal prossimo anno accademico sarebbero stati evitati questi abusi. Per questo rivolgo un appello al ministro Mussi affinché valuti a fondo le nostre riforme e non decida sull’onda emotiva. Sono disponibile ad un confronto costruttivo nell’interesse dei nostri studenti.
*parlamentare di An,
ex sottosegretario all’Università