"Passo indietro" di Toto per coinvolgere nuovi soci

Il numero uno della compagnia aerea Air One
disponibile a rinunciare
alla maggioranza. Il presidente della Lombardia,
Formigoni: &quot;Il pool c’è già&quot;<br />

da Milano

Sul fronte industriale è aperta la battaglia della «due diligence »: l’Ap holding di Carlo Toto (ovvero, Air One), che in questa fase ha visto un improvviso rialzo delle proprie quotazioni, insiste sull’impossibilità di presentare «offerte al buio»; una verifica dei conti, ha detto ieri la compagnia, potrebbe essere effettuata in tre settimane. Lo stesso termine (tre-quattro settimane) indicato da Silvio Berlusconi per la costituzione di una cordata italiana. Giovedì il Tesoro aveva sollecitato eventuali interessati a presentare offerte concrete; ieri, con una nota, Ap holding ha ribattuto che per presentare offerte concrete è necessario un controllo approfondito dei libri di Alitalia.

Il fatto nuovo, trapelato dalla stessa Air One, è che «Carlo Toto ha preso atto che da solo non passa». In altre parole, il costruttore abruzzese avrebbe ceduto su uno dei fatti che in questi mesi l’avevano visto irremovibile: e cioè sul controllo del veicolo societario per l’acquisto di Alitalia. Finora ha preteso di essere da solo, o in maggioranza assoluta; adesso si sarebbe reso conto dell’anacronismo della sua posizione, accettando l’idea di avere dei compagni di cordata. Già qualche tempo fa aveva rinunciato, nel caso di vittoria della gara, a insediare il proprio figliuolo come amministratore delegato del nuovo gruppo allargato - intento riferito da indiscrezioni attendibili, peraltro smentite dalla società -; il fatto non sarebbe stato visto favorevolmente dal suo principale alleato, Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo e finanziatore dell’(eventuale) operazione.

Air One aveva più volte dichiarato di aver individuato manager di livello internazionale per l’incarico di guidare la nuova compagnia; nomi non ne sono mai stati fatti. Intorno a Toto potrebbe ora coagularsi, sulla spinta dell’iniziativa di Berlusconi, «un piccolo gruppo di partecipanti» (è il pensiero di Air One) nel capitale di una società con la quale effettuare l’acquisizione, e con un investimento relativamente limitato rispetto ai finanziamenti complessivi, per i quali ieri è stata confermata (da fonti vicine ad Air One) la disponibilità di Intesa Sanpaolo (l’altro ieri Corrado Passera aveva, al contrario, mostrato una repentina freddezza). Ma perché questi imprenditori (che «sostanzialmente già ci sono; abbiamo lavorato sottotraccia») si espongano personalmente, «è necessaria la due diligence», insiste Air One. Qua e là si pronunciano vari nomi, molti dei quali già emersi negli ultimi mesi di pressing del Nord in difesa di Malpensa (Tronchetti Provera, Marcegaglia, Bracco, Bombassei, Sangalli), ma certezza non ce n’è alcuna. Silvio Berlusconi ha fatto il nome di Salvatore Ligresti.

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ha dichiarato che «la cordata italiana è pronta ed esiste»; Formigoni, ricordiamo, si è impegnato appassionatamente in questi mesi anche per la realizzazione di una «compagnia del Nord» che potesse sostituire Alitalia a Malpensa. Due soli i nomi certi. Quello dell’operatore di catering My Chef, più volte ricordato in queste settimane, che in autunno ha affermato di essere disponibile ad accompagnare Carlo Toto nella sua operazione; e, da ieri, quello di Gerardo Soglia, titolare di un gruppo turistico- alberghiero campano, che si è proposto di far parte di una «cordata di imprenditori italiani per il salvataggio dell’Alitalia». Soglia, salernitano, è candidato alla Camera con il Pdl nel collegio Campania 2. A rilevare il settore Cargo di Alitalia che Air France vorrebbe dismettere, sarebbe interessato il gruppo bergamasco guidato da Nicola Radici che, con la compagnia cargo Miniliner con una flotta di dieci aerei, effettua 26 voli giornalieri in Europa e nel bacino del Mediterraneo.