Pasta e polpette, il menu che fa gola ai bimbi

I bambini, si sa, mangiano con gli occhi, o perfino col naso. La fortuna di un piatto, insomma, la fanno forme, colori e odori, mica il valore nutrizionale. E il problema di chi apparecchia 80mila pasti al giorno per le scuole della città è tenere insieme gusto e salute.
Perciò «Milano ristorazione» ha sottoposto al giudizio di 1200 bambini-assaggiatori i piatti candidati a entrare nei menu delle mense: loro hanno cassato undici proposte su venti. Dedicata all’esperimento una cucina su 36, quella di via Ravenna. Le polpettine al sugo hanno sbaragliato la concorrenza: promosse dall’82 per cento degli «utenti», scartate dal 17. Gettonatissimo il verde della pasta al pesto, e il rosa del salmone, con cui l’azienda comunale di ristorazione ha risolto l’annoso problema del pesce, indispensabile eppure ostico per le odiatissime spine. «Ripescato» l’hamburger di totano, che ha superato di un soffio il «quorum» richiesto. Le carote risultano già più simpatiche quando scopri che non crescono trifolate.
Fra i «classici», gradimento unanime per il biscotto gelato. Milano non tradisce: va fortissima la cotoletta, di pollo e di lonza, più della pizza. Poi rustichelle, mandarini, banane. Decimo l’altro gelato, che paga l’assenza del biscotto.
Soddisfatti di ciò che mangiano nelle 600 scuole comunali otto bambini su dieci: nei 22mila questionari esaminati 9mila hanno barrato addirittura le caselle «super-buono».
I giudizi negativi sono 4500, da «super cattivo» al più indulgente «cattivo». Apprezzato dall’85 dei bambini il self-service: si sentono grandi perché scelgono le razioni, si allenano a differenziare i rifiuti, vedono che ciò che avanza è destinato a chi ha bisogno.
Qualche lamentela nelle commissioni mensa per i pasti troppo salati o insipidi, e per i tempi di cottura sbagliati. Il presidente di Milano Ristorazione, Michele Carrubba, minimizza: «La stragrande maggioranza degli organismi che rappresentano i genitori ha un rapporto costruttivo con noi, ma ci sono i critici per partito preso. I controlli garantiscono sicurezza e sanità alimentare, per il resto facciamo ogni sforzo possibile».
Nelle 468 refettori delle scuole d’infanzia, primarie e secondarie i bambini milanesi assumono il 35 per cento della loro razione quotidiana di calorie. «Il nostro compito - dice Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore comunale alla Salute - è educare anche le famiglie, affinché non scelgano, magari per fretta, la scorciatoia dei cibi facili. Ma anche il Comune deve riflettere su uno sforzo economico ulteriore, perché i finanziamenti non sono esaustivi».
Le famiglie in media pagano 1,7 euro a pasto. La retta copre solo in parte il servizio. I meno abbienti sono esonerati, ma anche la fascia più alta di reddito non supera la metà del costo.