PASTICCERI sul palco soufflé e creme al pubblico

I due protagonisti alle prese con dolci e discussioni per ammaliare una donna (e la platea)

Profumi di creme, impasti di farine, zucchero, cioccolata fusa, pasta sfoglia leggera come piuma, cucchiai che affondano in soffici soufflé e delicate bavaresi. Il palco si fa laboratorio di pasticceria e i due fratelli cuochi sono pronti per sfornare torte di frutta, charlotte, diplomatiche, profiterol.
Nulla di nuovo per il teatro, dilettarsi in cucina tra le battute e le varie performances è ormai esperienza collaudata, ma in questa prima milanese di Pasticceri - da oggi al 31 dicembre al Teatro Litta - la novità c'è. «Solitamente quando si cucina e si mangia sul palco non vengono rispettati i tempi teatrali - incalza Roberto Abbiati, autore e protagonista insieme a Leonardo Capuano - oppure se si fa vero teatro il cibo è quasi sempre immangiabile. Noi invece abbiamo cercato di rispettare totalmente i ritmi teatrali, cronometrando poi i tempi per cucinare. Sappiamo esattamente quando accendere l'impastatrice, quando e per quanto tempo frullare, infornare, servire».
Ecco allora i due attori impegnati in un insolito spettacolo culinario, una sorta di Cyrano in cui due fratelli gemelli cucinano per la loro Rossana. «Giochiamo a fare i fratelli pasticceri - continua Abbiati-. Ci amiamo e ci odiamo, siamo così diversi». Uno ha i baffi l'altro no, uno balbetta l'altro parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, l'altro conosce la poesia, i poeti, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare. Uno è convinto che le bignoline siano esseri viventi fragili e indifesi, l'altro crede che le bignoline vadano vendute, seno non si può tirare avanti.
«Ma proprio dall'unione delle differenze - continua l'attore - nasce il prodotto finale: una tavola splendida, imbandita di dolci per la nostra Rossana. L'aspettiamo, è tutto lì per lei». O meglio, tutto lì per il pubblico che a fine spettacolo potrà deliziare il palato».
Dietro l'idea, come spesso accade, si nasconde una passione o per lo meno i ricordi di una vita. Così Capuano ha fatto davvero il pasticcere e Abbiati è anche un bravo chef. Ma non solo, lo spettacolo nasce anche da un percorso professionale ben preciso di Abbiati - «cercare il lavoro con la materia, costruire oggetti in scena» - e dalla volontà di entrambi di unire le differenti esperienze professionali - «io vengo dalla clownerie mentre Leonardo da ruoli sicuramente più intensi e drammatici». Ma ancora i ricordi sembrano dominare: «Abbiamo lavorato molto alla colonna sonora - chiosa Abbiati -. La colonna sonora della notte, perché di notte lavorano i pasticceri, il loro mondo si consuma in quel laboratorio dove sempre si sente dalla radiolina gracchiante, la stessa che ascoltava il nonno di Capuano, la musica, tutta la musica, dai Rolling Stones a Julio Iglesias».
Pasticcieri
da stasera al 31
al teatro Litta