Il pasticciaccio dello scuolabus, i precari licenziano gli autisti fissi

Paolo Bertuccio

Come stravolgere la legge Biagi. Se esistesse un manuale dell’imperfetto amministratore il capitolo così denominato sarebbe interamente dedicato a ciò che è accaduto a Ronco Scrivia. Dove, per una brutta storia di scuolabus e «appalti truccati» di sanremistica memoria, ci sono due lavoratori precari in più al prezzo del licenziamento di due fissi. È tutto scritto su un manifesto di una lista di opposizione in consiglio comunale, «Noi per Ronco», che, oltre agli auguri di buone feste, si premura di regalare ai cittadini un riassunto della vicenda.
Tutto è cominciato con una sentenza del Tar, che si è pronunciato negativamente nei confronti della gara d’appalto indetta dal Comune per l’assegnazione del servizio di trasporto degli scolari di elementari e medie. La motivazione parla di «palese violazione del principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione». Favoritismo nei confronti di una neonata impresa della zona a danno di un’azienda di Genova, la Gts, che già da qualche anno svolgeva il servizio. «L’impresa favorita nella gara - precisa Giampiero Traverso, capolista di “Noi per Ronco” - la conoscono in molti: non ha molti dei requisiti per un servizio del genere».
Incarico da confermare ai genovesi quindi, secondo precisa prescrizione della sentenza. Ma qui il Comune di Ronco, in mancanza d’altro, si vendica. «L’Amministrazione ha dato il meglio di sé - racconta Traverso irritato -, incaricando gli stessi componenti della commissione di gara di trovare un cavillo legale che tagliasse fuori dall’affare i legittimi vincitori». Cavillo prontamente trovato (un piccolo ritardo nel versamento dei contributi), vendetta consumata.
Ma il problema resta: qualcuno dovrà pur scarrozzare i poveri alunni e allora il Comune assume due precari, con un contratto che scade a giugno, decidendo allo stesso tempo di tagliare fuori la frazione Borgo Fornari dal servizio. Tutto questo mentre Gts, trovandosi all’improvviso con un appalto di meno, è costretta a mandare a casa i due autisti impiegati per il trasporto dei bambini di Ronco Scrivia.
Fin qui i fatti. Ma quando ci si domanda il perché di un episodio non limpidissimo come questo, si scopre che, probabilmente, c’è la politica di mezzo. In un Comune di tradizione rossa che più rossa non si può, l’appalto è stato assegnato (o almeno si è tentato) a un’impresa il cui titolare, secondo Traverso, sarebbe «un personaggio noto nel mondo della sinistra locale, per conto della quale è un grande procacciatore di voti per tutte le elezioni, dalle provinciali in su». Si è trattato della restituzione di un favore, quindi? «Non è da escludere. A pensar male si fa peccato, ma a volte… Di certo qualcuno la coscienza sporca deve averla, visto che in consiglio, al momento di rispondere all’interrogazione su questo grave fatto, la maggioranza ha disposto di allontanare il pubblico dall’aula».
Da parte sua il sindaco Simone Franceschi, seccatissimo, giura e spergiura che la sua squadra di maggioranza non è uscita dalle regole e invita l’opposizione a non strumentalizzare la questione e, casomai, a rivolgersi alle sedi competenti. «Vorrei ricordare - aggiunge - che le sentenze, prima di essere date in pasto al pubblico, dovrebbero venir lette dall’inizio alla fine». Una brutta storia sotto l’albero, comunque la si giri, per gli amministratori ronchesi. Auguri lo stesso.