Pasticcio-Albertini, tutti scontenti Landi: "Vuole un posto al governo"

L’annuncio di Sant’Ambrogio ha irritato il Pdl e ha fatto infuriare il
terzo polo. Ora per l’ex sindaco il rischio è di essersi bruciato.
L’assessore: "Piace solo al Pd"

C’è chi va, chi torna indietro e chi sosta nella no man’s land, la terra di nessuno ai confini tra Pdl, Fli e aspirante Terzo Polo. Capita anche che in questa confusione si scateni un fuoco che non si sa se considerare amico o avversario. Già, perché come definire un attacco partito da Giampaolo Landi di Chiavenna per atterrare Gabriele Albertini? «Albertini si occupa di Milano, ma pensa a Roma e in particolare a un posto nel prossimo governo» insinua l’assessore alla Salute commentando le esitazioni dell’ex sindaco che continua a non sciogliere le riserve sulla sua candidatura.
Albertini avrebbe mire ben precise e sarebbe mosso dal «desiderio di essere ministro o viceministro della Difesa» e per questo motivo sta mantenendo alta la posta. Sarebbe stato l’ex sindaco di Milano a confidarlo a Landi in un momento in cui tra i due esistevano rapporti di fiducia. Landi di Chiavenna, transitato dal Pdl al Fli e subito tornato al Pdl, critica il comportamento di Albertini: «L’atteggiamento ondivago di Albertini sta scoraggiando i suoi potenziali alleati, deludendo il suo potenziale elettorato. Solo la sinistra lo coccola, sapendo bene quale vantaggio trarrebbe dalla sua candidatura».
Segue una stoccata ancora più pesante: «Albertini nel suo delirio di onnipotenza fa il controcanto della sinistra, ma piace sempre meno al popolo del centrodestra deciso a non sostenere pericolose e spregiudicate operazioni politiche da Prima Repubblica. Albertini non bruci il buon ricordo che ha lasciato nei milanesi, rinunciando ai giochetti cui pare si sia affezionato».
Racconta chi si è confrontato con Albertini in questi giorni che l’ex sindaco sarebbe «irritato e disgustato», arrabbiatissimo con i vertici lombardi del Pdl che hanno ufficializzato una disponibilità a candidarsi con il Terzo Polo che lui non ha mai dato, criticandolo per una scelta mai compiuta. Albertini avrebbe parlato con Silvio Berlusconi subito dopo che il suo nome era nuovamente rimbalzato sui giornali come sfidante di Letizia Moratti e Giuliano Pisapia: notizia amplificata dall’eco di sant’Ambrogio.
A questo punto, ragionano in molti nel Pdl, che Albertini si candidi o no, il danno è fatto, perché nella percezione degli elettori è come se fosse passato nel Fli. In realtà, l’ex sindaco ha scritto una lettera ai leader del terzo polo per spiegare che al momento non vede le condizioni per una sua candidatura, perché senza un ampio sostegno della sinistra sarebbe impossibile avere qualche chance di battere la Moratti. Così Albertini (come molti altri) sta a guardare per vedere che succede.
Insomma, la situazione è ancora interlocutoria, come sottolinea il presidente della Regione, Roberto Formigoni: «Chiedete ad Albertini se la sua candidatura c’è o non c’è. Per ora non mi sembra che l’abbia annunciata ufficialmente, e io non commento annunci che finora non ci sono». In ogni caso, Formigoni assicura di non essere preoccupato dalla candidatura di Albertini o di chi potrebbe prenderne il posto. Si fanno i nomi di Roberto Mazzotta, ex presidente Bpm, e di Achille Serra, ex prefetto di Milano, ma il Fli deve fare i conti anche con l’autocandidatura dell’attore Luca Barbareschi. Formigoni taglia corto: «Credo che non solo a Milano, ma anche in Italia, non ci sia spazio per un terzo polo. La gente ha introiettato lo schema bipolare, sa che se non vince il centrodestra vince il centrosinistra. E in Italia, tanto più in Lombardia e a Milano, la gente non vuole la vittoria della sinistra».