Pasticcio all’italiana Di Luca fuori dal mondiale

La federciclo evita l’esclusione preventiva, ma dopo il deferimento lo spedisce a casa. Bettini correrà

nostro inviato

a Stoccarda

Siamo già campioni del mondo. Categoria impiastri. Con un capolavoro all'italiana, riusciamo per l'ennesima volta a farci additare da tutti, ancora e sempre sulle sporche faccende del doping, settore dove invece a pieno titolo avevamo acquisito qualche credito di serietà e di rigore. Niente da fare, si ricomincia da capo: torniamo a preferire le furbate e le ambiguità. Così alla vigilia del mondiale di Stoccarda il nodo arriva al pettine: Danilo Di Luca, una delle nostre celebrate punte, torna a casa. L'ultima maglia rosa finisce impallinata dall'atteso e scontato deferimento, ovviamente per questioni di doping.
Come al solito la materia è ostica: detto in sintesi estrema, a scatenare il Procuratore del Coni, Ettore Torri, è il profilo ormonale fortemente dubbio riscontrato allo stesso Di Luca dopo la famosa tappa dello Zoncolan, nonché la vecchia frequentazione col discusso medico Santuccione. In questa colossale confusione, a ventiquattro ore dal Mondiale, la montagna partorisce il topastro di un deferimento - quattro mesi la squalifica richiesta - per il connubio con il dottore. Quanto invece al profilo ormonale, bisognerà aspettare le prossime ore, quando il laboratorio del Coni chiarirà definitivamente la spinosa questione. Commento del silurato: «È uno scandalo, l'hanno fatto apposta adesso per impedirmi il ricorso. Comunque, come Gibilisco e Petacchi, anch'io sarò assolto al cento per cento...».
Risultato della geniale politica azzurra: Di Luca è fuori (al suo posto, il ripescato Tosatto) mentre già si stava mettendo la divisa. Non c'è altro termine: un capolavoro. Di ottusità. Per evitare tutto questo, alla nazionale e alla nazione, ma in fondo anche allo stesso Di Luca, sarebbe bastato mantenere la barra ferma della linea ferma, escludendo l'abruzzese a titolo preventivo. Invece, il cittì Ballerini e la Federciclismo cocciutamente hanno preferito la linea degli gnorri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la squadra azzurra si avvia all'impegno più importante dell'anno in un clima squassato. L'unico sollievo che riesce a mitigare la sensazione di sfacelo è quello di Paolo Bettini, iridato in carica: lui, almeno lui, sarà in gara senza se e senza ma. Il pentito - nonché suo ex gregario - Sinkewitz, che secondo una tivù tedesca l'avrebbe inguaiato parlando di doping, in realtà fa smentire tutto dagli avvocati. Il caso, esploso l'altro giorno su una vigilia già livida, sembra dunque rientrare nel giro di poche ore, tra voci su Bettini convocato in Procura che il campione però a sua volta smentisce. Quanto invece all'altra questione che lo riguarda, cioè lo sdegno degli organizzatori tedeschi perché non avrebbe firmato il documento etico del nuovo ciclismo, a difenderlo scende in campo direttamente il presidente della federazione internazionale, Pat McQuaid: Bettini ha firmato un documento modificato dai suoi avvocati, precisa il sommo capo, e comunque questo inghippo non può certo bastare a escluderlo dalla corsa. Simpaticone. A sollevare il caso, giorni fa, era stato lui stesso.
Comunque lo si guardi, è un Mondiale allucinante. Soltanto un'allucinazione potrebbe far credere che lo spagnolo Valverde sia in gara, dopo tutti gli elementi a carico emersi nell'ambito dell'Operacion Puerto. Invece è qui davvero. A portarlo, molto orgogliosa, è la Spagna, ancora più orgogliosa di non aver mai aperto un'inchiesta sportiva sul più grande scandalo della storia.
Squallore totale. Non si ricorda a memoria d'uomo, in qualunque sport, un avvenimento così importante ridotto così male. Eppure, il cittì Ballerini riesce a leggere presagi di trionfi tricolori: «Questo clima ci esalterà. Mi sembra quello del Mondiale di calcio dell'anno scorso...». Ha del fegato.