Il pasticcio dei 730 Oltre cento procure pronte a indagare

I 5 giorni più folli dell’anno: i redditi prima pubblicati, poi censurati e finiti sul mercato nero di internet. L'inchiesta entra nel vivo: oggi a Roma i primi interrogatori

Visco, fisco. E fiasco. Tre parole, conseguenza l'una dell'altra, che aiutano a riassumere la settimana più folle dell'anno. La settimana dei numeri e di chi ha dato i numeri.

Nel caso in questione, il viceministro uscente dell'Economia appunto. La settimana dei redditi degli italiani messi alla berlina on line e poi, disperatamente inseguiti, perché in Internet un secondo dopo è già troppo tardi, dal Garante della privacy, che ha tentato invano di acchiapparli.

Dunque se vi siete persi le precedenti puntate sappiate che tutto comincia durante un trasloco. Il trasloco, o meglio lo sfratto, mercoledì 30 aprile, di Vincenzo Visco. Mentre imballa gli scatoloni il buon uomo che ha devastato le tasche e i salvadanai dei suoi connazionali decide di mollare, nei pozzi senza fondo di internet, i redditi degli italiani dell'anno 2005 in modo che tutti sappiano e possano insultarsi vicendevolmente. Un siluro o una fialetta di quelle carnascialesche, che semina puzza di uova marce. In ogni caso una mossa che ha il retrogusto amaro della vendetta. Della serie: «Ecco io me ne vado, anzi mi avete cacciato, ma vi faccio vedere io di che cosa sono capace». È il putiferio. Insorgono politici, contribuenti, associazioni dei consumatori. Tassati e tartassati invocano giustizia e gridano le loro ragioni ai quattro venti finché il Garante della privacy (che non sapeva nulla ma che, secondo l'Agenzia delle entrate, controllata da Visco, aveva dato il benestare alla pubblicazione on line) decide di intervenire. Inutilmente. Perché i quattro venti sono diventati milioni di correnti d'aria che si sono infilate in tutti i più remoti angoli della mediasfera. Perché un nanosecondo dopo la pubblicazione «ufficiale» gli internauti hanno infatti cominciato a scaricare dal sito dell'Agenzia delle entrate i redditi e a passarseli. Una sorta di banchetto nel regno di E-Mule, per intenderci. Con il sistema del peer to peer usato per la condivisione on line di file, video e brani musicali.

E perché gli stessi redditi sono persino finiti, nel giro di poche ore, direttamente nel grande mercato virtuale e universale di e-bay dove, all'asta, con pochi euro, ci si poteva e ancora ci si può aggiudicare la lista completa dei redditi che più interessa. Così colta in contropiede la polizia postale si limita a «monitorare» visto (non Visco) che a sua volta anche la magistratura era stata colta in contropiede. D’altra parte se non si configurava alcun reato con la pubblicazione e la diffusione dei dati in rete, come si sarebbe potuto intervenire? Rintracciando con la cosiddetta navigazione mascherata gli spifferatori del guadagno altrui come fossero miserabili pedofili? Ma se il primo spifferatore è un viceministro? Altri tuoni e altri fulmini. Come quelli scagliati dall’ex comandante della Guardia di Finanza, Speciale, silurato da Visco per biechi motivi.

Che cosa ha detto Speciale, unendosi all'allarme dato dal nostro giornale? Che i redditi on line si sarebbero potuti prestare a manipolazioni e ad abusi pericolosi. Perché in internet si possono aggiungere zeri su zeri per far passare uno squattrinato per un miliardario e si può fare il contrario. E perché informazioni così delicate, una volta di dominio pubblico, possono far venire strane idee: richieste di pizzo, ricatti, progetti di sequestri di persona.

A questo punto alcuni giornali, compreso il nostro, decidono di pubblicare i redditi incriminati. Anche se noi del Giornale scegliamo in verità di rendere pubblici solo quelli dei cosiddetti vip. Uomini e donne che al pubblico devono rispondere, perché il pubblico è il loro datore di lavoro. Una scelta dunque, che non ci sembra proprio abbia il sapore della delazione del vicino della porta accanto. Si arriva così a sabato 3 maggio: mentre il direttore dell'Agenzia delle entrate viene interrogato dalla Polizia postale, la Procura di Roma decide di aprire un fascicolo contro ignoti per violazione della privacy e assicura che chi farà un uso improprio dei dati sarà penalmente perseguito.

L’inchiesta comincerà di fatto oggi e tra i primi sarà sentito anche Visco. Ma nella girandola dei numeri, si è inserito ieri anche il Codacons, associazione che tutela i diritti dei consumatori. Ha pronti 104 esposti da presentare ad altrettante Procure che indagheranno. E ha già chiesto un maxi risarcimento per il pasticciaccio: 20 miliardi di euro da distribuirsi tra i 38 milioni di contribuenti italiani. Circa 520 euro ciascuno. Così potremo avere tutti un vitalizio per internet, che ne dite?