Da Pastore a Luttazzi

Bruno Vespa ha raccontato che dal 1994 al 2002 ha conosciuto i leader della Seconda Repubblica più di quanto avesse conosciuto i leader della Prima nei trent’anni precedenti: e forse per decodificare l’attuale bailamme televisivo dovremmo ripartire da questo, non dalla via Gluck.
Ossia da quando i telegiornali erano vetusti e non c’erano tutte le trasmissioni di approfondimento che ci sono oggi, da quando far incontrare in televisione gente come De Mita e Craxi o Andreotti e Berlinguer era mediamente impensabile, e neppure Porta a Porta sarebbe stata possibile: altro che Fassino a C’è posta per te.
Il muro cadde a fine marzo 1994, quando in un botto solo Occhetto disse che Berlusconi doveva ricevere l’incarico da premier e Martinazzoli in collegamento disse addio alla politica e il Cavaliere parlò da capo del governo per la prima volta: tutto nel corso della stessa trasmissione improvvisata da Vespa. Dopodiché la televisione italiana passò dal 1980 al 2020, senza elaborazione: da qui il bailamme dove il cronista si fa giudice, l’editorialista diventa parlamentare, il satiro si fa comiziante, l’ottuagenario qualunquista si fa partigiano, il conduttore imbolsito dice che i suoi elettori lo vogliono in televisione, il canzonettaro ci spiega la libertà di stampa il giovedì sera. Non fu solo la magistratura a occupare il vuoto lasciato dalla politica.