Patata ogm, Zaia: "A breve chiederemo la clausola di salvaguardia alla Ue"

Mentre la Bsf annuncia che entro l'anno chiederà il via libera per coltivare altre due patate biotech, il ministro delle Politiche agricole conferma la battaglia per il no. E il mondo agricolo si schiera. Il professor Garattini: "Io consumerei cibi geneticamente modificati, ma gli studi devono continuare"

Milano - Il caso della superpatata ogm Amflora continua a far discutere, e mentre la multinazionale tedesca Basf annuncia che chiederà entro l'anno alla Ue l'autorizzazione per la coltura di altre due patate transgeniche, il ministro alle Politiche agricole, Luca Zaia, conferma la linea del no agli ogm nei campi italiani. "Sono e resto dalla parte dei cittadini, dice. La Basf andrà avanti, il varco è stato aperto, fa da apripista... Ma anche noi andiamo avanti. Stiamo infatti avviando le procedure per la clausola di salvaguardia che presenteremo in tempi brevissimo all'Unione europea. Non siamo soli in questa battaglia, abbiamo alleati forti come ad esempio la Francia. Ci incontreremo anche con loro". Insomma, il ministro mette a punto le armi contro gli ogm per tutelare le produzioni italiane e ribadisce di aver apprezzato anche la nota con cui L'Osservatore Romano ha chiarito la posizione ufficiale della Chiesa sugli organismi geneticamente modificati. "E' una posizione che si segnala per prudenza e rispetto del cittadino consumatore, la Chiesa ragiona con la saggezza dei tempi lunghi, proprio come fanno i contadini...".

Il ministro incassa anche l'appoggio di Legambiente che lo invita a "fare presto e sul serio". Secondo il presidente di Legambiente, l’autorizzazione alla coltivazione della Amflora, è "una leggerezza" e un pericolo perché "questo significherà che il suo consumo entrerà nella catena alimentare umana dal momento che è prevista la possibilità di utilizzare i residui della sua lavorazione, anche per l’allevamento degli animali e il principio di resistenza agli antibiotici, presente nella patata, potrebbe creare problemi alla salute umana". Quanto alla proposta di un referendum popolare lanciata da Zaia, Legambiente risponde favorevolmente: "Se si trova la chiave per cui le regioni possono esserne competenti, bastano cinque Regioni per indire un referendum e, in quel caso, ci sarebbe il nostro appoggio, anche se bisogna tenere presente che con un referendum si può chiedere una regolazione nazionale".

Sul fronte del no schiarati anche i Verdi, che presenteranno una denuncia alla Procura di Roma per chiedere il sequestro delle sementi dalla patata transgenica e stanno anche lavorando al quesito referendario per evitare che l’agricoltura di qualità, biologica e tipica made in Italy venga cancellata dalla decisione di autorizzare la coltivazione della patata transgenica della Basf.

E anche l'Anci, l'associazione dei Comuni italiani è pronta a collaborare sui Piani di coesistenza tra colture ogm e non ogm, come ha dichiarato Flavio Morini, delegato all'Ambiente dell'Anci . "Sulla questione degli ogm i Comuni non hanno competenza però se interpellati, sono pronti a partecipare ai tavoli, per stabilire una pianificazione congiunta con gli altri enti". "Possiamo contribuire - ha sottolineato - anche attraverso i propri piani urbanistici, che riguardano spesso il settore agricolo".

Appoggio alla posizione del ministro anche dalla Coldiretti che sottolinea il rischio contaminazioni: "In italia sono 105.640 le aziende agricole che coltivano patate, su una superficie coltivata di circa 69 mila ettari per una produzione media di 1,7 miliardi di chili. Per la conformazione morfologica dei terreni e le dimensioni ridotte delle aziende non sarebbe possibile evitare in italia le contaminazioni". "La patata Amflora è stata a lungo al centro di una controversia fra Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare) e le autorità sanitarie europea e mondiale, Emea e Oms", per i possibili rischi per la salute umana. Coldiretti sostiene "la posizione del ministro delle Politiche agricole di richiedere alla commissione europea la clausola di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione della patata biotech" e annuncia che attuerà "qualsiasi iniziativa di carattere legislativo o referendario per continuare a mantenere il paese libero da coltivazioni geneticamente modificate".

Anche la Cia-Confederazione italiana agricolti dice no alla Amflora perché, spiega il presidente Giuseppe Politi, "con il biotech c’è il rischio di far scomparire tanti prodotti tipici, frutto di una biodiversità eccezionale che rende unica l’agricoltura italiana". Niente più mele annurca, pesche di Romagna, pomodoro Pachino, nocciole del Piemonte, ma anche vini come Brunello di Montalcino, Amarone e tanti altri prodotti, ha detto il presidente, secondo il quale "morirebbe un mondo agricolo che ha permesso all’agroalimentare made in Italy di conquistare i mercati internazionali". "La nostra contrarietà agli ogm non scaturisce da una scelta ideologica, ma dalla consapevolezza che la loro utilizzazione può annullare la nostra idea di agricoltura".

Invita invece a "spiegare seriamente cosa sono gli ogm", Confagricoltura. Questo per "superare l’approccio ideologico che sino ad oggi in Italia ha demonizzato le biotecnologie, rendendole un argomento tabù". Quanto ai dati, Confagricoltura ricorda che secondo un’indagine Demoskopea svolta nei mesi scorsi per Futuragra e condotta tra maisicoltori della Pianura Padana, 2 su 3 si sono dichiarati favorevoli all’utilizzo di sementi geneticamente modificate e stando ai risultati di Eurobarometro, il sondaggio periodico della Commissione europea, l’84 per cento degli italiani non ha particolari avversioni alle biotecnologie e manifesta un atteggiamento più disinteressato che contrario.

I cibi geneticamente modificati? "Io non avrei problemi a consumarli, ma non per questo direi che bisogna terminare gli studi e accettare tutto. Certamente ci vuole sempre molta prudenza, sono cose nuove e vanno sorvegliate, ma il principio di precauzione ormai l’abbiamo esercitato per molti anni", sostiene invece Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, intervistato oggi nella rubrica "La telefonata" di Maurizio Belpietro su Canale 5. Pur ritenendo "legittime" le preoccupazioni per i possibili effetti degli ogm sulla salute dell’uomo, lo scienziato tiene a precisare che su questo fronte "sono stati fatti molti studi, e i prodotti che vengono ammessi hanno alle spalle una lunga storia", fatta anche di "esami tossicologici". Non solo. Non bisogna pensare, raccomanda il farmacologo, che se gli ogm entrano nella catena alimentare si possano trasmettere all’uomo i geni introdotti in questi organismi 'ritoccati': "I cibi vengono demoliti nell’intestino", dove "anche le nuove proteine vengono scomposte in aminoacidi che sono sempre gli stessi" e che, una volta assunti dall’uomo, "nell’organismo si ricombineranno nelle solite proteine". Insomma, posto che "nessuno è obbligato" a consumare ogm e che "chiunque potrà continuare a fare le sue scelte", per Garattini "si può essere sicuri. Comunque - osserva ancora - indipendentemente dall’ingegneria genetica, quello che mangiamo oggi non è certo quello che mangiavamo 100 anni fa. Le condizioni cambiano" e coltivando i campi "l’uomo ha sempre cercato combinazioni utili a ottenere rese migliori". In conclusione, sugli Ogm "gli studi sono stati fatti e credo siano stati fatti in modo ragionevole. Certo che gli studi non finiscono mai - puntualizza lo scienziato - Devono continuare anche quando un prodotto viene commercializzato con regole ben precise". Un pò "come accade anche per i farmaci, che quando vengono messi in commercio non sono completamente studiati e hanno bisogno di continue valutazioni".

La clausola di salvaguardia Uno Stato membro dell’Ue che voglia opporsi alla coltivazione sul proprio territorio di un Ogm già approvato a livello comunitario, può invocare la "clausola di salvaguardia". Sono già sei i Paesi (Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Germania e Lussemburgo) che hanno invocato la clausola contro la coltivazione del mais Monsanto Mon810, l’unico Ogm piantato in Europa. Negli anni scorsi, quando la Commissione ha tentato di imporre ad Austria e a Ungheria la fine dei divieti nazionali, la maggioranza qualificata degli Stati membri si è opposta. Fino a che, l’anno scorso, il presidente dell’Esecutivo comunitario, Josè Manuel Barroso, durante la campagna per la sua riconferma ha preso la decisione politica di lasciare agli Stati membri la libertà di decidere se coltivare o no gli Ogm autorizzati a livello Ue. Questo impegno potrà realizzarsi o attraverso la garanzia che la Commissione non tenterà più di far disapplicare le ’clausole di salvaguardià eventualmente adottate dai Paesi Ue, oppure mediante modifiche alla legislazione comunitaria. La Germania, sede principale della Basf - proprietaria dei semi della patata Ogm Amflora che con il via libera di ieri potrà essere coltivata in Europa - applica tale clausola.