Patente, ecco la sanatoria: restituirà i punti alle vittime degli autovelox

Graziato chi non si è visto contestare subito l’infrazione e non ha rivelato il nome del guidatore. Decreto imposto dalla sentenza della Consulta

Silvia Marchetti

da Roma

Sanatoria in vista per tutti quei proprietari di autovetture che si sono rifiutati di denunciare il nome di chi era al volante nel momento dell’infrazione, e che quindi si sono visti sottrarre preziosi punti dalla patente.
È in arrivo, infatti, un decreto legge che risolverà uno dei punti più contestati del nuovo Codice della strada, dopo le infinite proteste dei consumatori e le valanghe di ricorsi ai giudici di pace. Un decreto con il quale il governo si allinea alla sentenza della Corte costituzionale del 24 gennaio scorso con la dichiarazione di illegittimità del secondo comma dell’articolo 126-bis. In altre parole: quando per vari motivi il conducente non può essere indentificato, il proprietario del veicolo è tenuto a fornire entro 30 giorni il nome e il numero di patente dell’amico o del familiare al quale aveva prestato la vettura, pena il taglio dei punti sulla propria patente di guida.
Per la Consulta la sanzione deve invece ricadere sul conducente, ossia la decurtazione dei punti deve riguardare solo chi è al volante, quindi chi ha commesso l’infrazione. Insomma, il proprietario del veicolo non può pagare per un sorpasso vietato o un eccesso di velocità che non ha commesso. Resta però l’obbligo, per il proprietario del veicolo, di fornire entro 30 giorni i dati personali e della patente del guidatore indisciplinato che ha violato il Codice della strada, pena una sanzione che va dai 343,35 euro a 1.376,55.
La Corte costituzionale aveva inoltre stabilito che per un’applicazione retroattiva della norma - ossia la restituzione dei punti allo sfortunato cittadino che li aveva persi per colpa di terzi - occorreva un intervento legislativo. Esattamente quel che sta facendo il governo.
Il decreto legge, al quale i tecnici del ministero delle Infrastrutture hanno lavorato negli ultimi mesi e che presto verrà presentato in Parlamento - conterrà una sanatoria con effetto retroattivo che restituirà tutti i punti sottratti dall’entrata in vigore della patente a punti (giugno 2003) fino alla sentenza dello scorso gennaio 2005.
Nei giorni successivi alla pronuncia dei giudici costituzionali, le infrazioni commesse da persone terze non-identificate erano state disciplinate con delle circolari del ministero degli Interni.
Ma il decreto legge che nelle prossime settimane sarà approvato dal Consiglio dei ministri non conterrà solo la sanatoria dei punti-patente. Il «pacchetto» prevede anche le modifiche per «addolcire» la nuova disciplina sui ciclomotori, entrata in vigore a fine agosto, che ha introdotto norme molto severe. Misure che possono portare al sequestro del mezzo, destinato a essere messo poi all’asta (il ricavato della vendita serve a coprire le spese di trasporto).
Tra i divieti, quello di viaggiare senza o con il casco slacciato o non omologato; di trasportare un passeggero; di trasportare animali non in gabbia; di sedere in maniera scorretta e di guidare con una sola mano. Il sequestro del ciclomotore avviene anche se alla guida non c’è il proprietario ma un amico che lo ha avuto temporaneamente in prestito.
Divieti considerati eccessivi sia dai consumatori - con valanghe di ricorsi - sia dai vigili urbani, che non sanno più dove custodire i motorini confiscati per problemi di spazio. A Roma, i sequestri ammontano a circa un centinaio, a Milano una quarantina. A Napoli superano addirittura le 600 unità.
Il sequestro era stato studiato proprio per l’elevato numero di furti nel Meridione, e infatti qui sono in molti a difendere i «benefici» del provvedimento-Lunardi, che si è rivelato prezioso nella lotta alla criminalità.
Ma la paura di vedersi privati del ciclomotore - primario mezzo di rapidi spostamenti per chi vive in città - è diventata ormai un fenomeno di massa. Molti teen-agers, infatti, non rispettano più l’alt dei vigili urbani e preferiscono tirare diritto. Di fronte alla pioggia di ricorsi e alle lamentele dei vigili urbani, il ministro Pietro Lunardi ha così deciso di mettere mano alle norme in vigore, evidentemente troppo rigide. I tecnici del suo ministero stanno lavorando a una «razionalizzazione» delle sanzioni.
La legge «è perfettibile», ha assicurato Lunardi, ma bisognerà coniugare le eventuali modifiche con «l’esigenza primaria di garantire la sicurezza sulle strade».