Pato abbatte il Toro, il Diavolo torna in corsa

da Torino

Quando Alberto Paloschi si era ormai tolto la tuta, pressoché pronto per entrare in campo e giocare l'ultimo quarto di partita, il quasi sciagurato Gilardino ha pensato bene di lanciare segnali di vita: aiutato da una mezza papera di Fontana, ha calciato verso la porta del Toro dove un Pato in versione Inzaghi ha spinto il pallone oltre la linea. Il Milan ha vinto così la sua nona partita in trasferta rimanendo in corsa per un posto in Champions: non è stato un gran Diavolo, va detto subito. A questo punto della stagione è però inutile andare troppo per il sottile: servivano tre punti per rimanere vivi e tre punti sono arrivati. «Pensiamo a noi stessi, non alla Fiorentina - ha detto alla fine Ancelotti -. Dobbiamo e possiamo vincere tutte le partite che ci restano, pur senza dimenticare che dovremo affrontare Inter e Juventus. Il futuro dipende da noi». Stessa solfa anche in casa granata, dove c'è da pensare seriamente a salvare la pellaccia: «Il presidente Cairo ha fatto di tutto, le responsabilità sono soltanto mie - è il parere di Novellino -. È un momento difficile della mia carriera, ma ne verremo fuori se giocheremo sempre così».
Si vedrà. Intanto va registrato il settimo gol di Pato, il quinto decisivo: «Deve imparare a giocare meglio senza palla, per il resto non gli si può insegnare nulla», ha commentato Ancelotti, desideroso di partire da Torino pensando solo alle cose belle. Inutile affliggersi oltremodo: i bilanci si faranno alla fine e lo stesso discorso vale anche per il Toro. Un Toro che ha affrontato il match con il piglio giusto e un ordine tattico raramente visto in stagione: Corini molto vicino alla linea difensiva, Zanetti e Grella a correre anche per lui, Stellone a fare il boia e l’impiccato riuscendoci pure.
Il Milan, come sua consuetudine, iniziava piano e si rendeva pericoloso solo su punizione: Fontana, schierato al posto dell’infortunato Sereni, faceva però il suo dovere in almeno un paio di occasioni. Dall’altro lato l’occasione migliore capitava sui piedi di Stellone, ma Gattuso era provvidenziale a respingere. Splendido era poi Kaladze a inizio ripresa nel recuperare su Rosina, tutto solo davanti a Kalac: l'intervento del georgiano equivaleva a un gol segnato, visto poi come è andata a finire la partita. Forse svegliato dal pericolo, il Milan cominciava a macinare: traversa di Seedorf, Gilardino vicino al gol che solo un super Fontana gli negava in uscita, poi il vantaggio già descritto («sarebbe stato quasi meglio se avesse segnato Alberto: ne avrebbe beneficiato nel morale», ha poi ammesso Ancelotti) e un'altra occasione clamorosa sui piedi dell'olandese. Il Toro andava all'assalto fino al novantesimo ma Kalac, nonostante il solito dito indice della mano destra dolorante, diceva no prima a Rosina e poi a Stellone. I granata incassavano così la terza sconfitta consecutiva e cominciavano a pensare con preoccupazione alla trasferta di Catania. I rossoneri tiravano un sospiro di sollievo: li aspettano ora tre partite su quattro in casa ma, visto il ruolino di marcia avuto finora a San Siro (4 vinte, 7 pareggiate e 3 perse), sarà meglio non rilassarsi troppo.