Il Pato che diventa cigno

«Pato è un giocatore uguale a tutti. È un giocatore del Milan e adesso c’è una partita nella quale può dimostrare chi è Pato». A parte l’uso della terza persona, alla Maradona, il profilo è basso, da mediano di riserva. Ma poi scocca dal limite dell’area le premesse di un sillogismo: «Tutti i giocatori del Milan sono fenomeni. Adesso Pato è un giocatore in più per il Milan». Quindi sono fenomeno anch’io, è la conclusione implicita.
Il Papero aveva chiuso così, sabato sera, la vigilia della sua «prima» a San Siro. Spentesi intorno a lui le telecamere di Sky, salito in camera, ultimate le telefonate di prammatica ai genitori e alla dolce Sthefany, si era messo a letto accendendo la giostra dei sogni di gloria.
Poi, ieri mattina, il risveglio. I sogni devono tornare in panchina. Verso mezzogiorno il presidente tuttofare veste i panni dell’assist-man e parla di «trio delle meraviglie» con Ronaldo e Kakà... Un pomeriggio tranquillo, nella bambagia di Milanello e poi...
Ore 19,02: il pullman arriva allo stadio. E Maldini, da buon capitano, lo marca a uomo. Ore 19,46: le ultime tre coppe rossonere fanno passerella in campo. E lui sta giustamente in disparte in seconda fila. Ore 20.30 o giù di lì: si parte.
Scarpe gialle. Del resto, è un Papero. Ma corre come un puledro. Subito un fallo d’irruenza. Buon segno: niente paura del contatto con gli avversari. Triplo dribbling e passaggio sbagliato: ma le gambe, non da Mister Muscolo, paiono forti, e tende ad abbassare il «carrello», leggasi sedere, per farsi forza con il tronco: buon segno anche questo. Colpo di tacco a ufficializzare la nazionalità brasiliana. Se ne sta andando il minuto 14 quando accade l’impossibile. Tiro di Ronaldo, il portiere devìa, la palla s’impenna, sta per entrare in porta, lui va per darle il colpo di grazia. Ed ecco l’assurdo: un segno del destino? Non la tocca, quella palla, ma ritarda di una frazione di secondo il recupero del difensore. Quanto basta perché la palla, da cara amica, entri di pochi centimetri prima della rovesciata del napoletano. Gol di Ronie, quindi, il suo idolo. «Fuorigioco di Pato», sentenziano i cronisti dopo il replay. Non che abbiano torto. Ma è una quisquilia di fronte all’Evento che il globo calcistico terracqueo attende da mesi. Pato ha fatto il primo gol ufficiale nel Milan. Lo ha fatto senza segnare.
Due bei tiri centrali ma rabbiosi, dopo aver lavorato ancora di carrello e di finte. Poi, il Napoli pareggia. Al 30’, nuovo sberleffo della sorte. E lui incassa un’altra carezza dalla sua amica bola. Non accade spesso di sbagliare due gol in mezzo secondo. Lui ce la fa, anche se il primo tiro era buono. Però provvede zio Seedorf (per inciso, retrocesso in mediana per «colpa» sua) a segnare, spegnendo i sorrisini degli interisti, già pronti a illuminare i volti bauscioni. Un altro tiro, un «sombrero», leggasi dribbling aereo. Poi Kaladze manda il proprio, di carrello, contro quello di Lavezzi. Non siamo al supermercato, e il secondo pareggio del Napoli è di rigore.
Bastano 33 secondi, nella ripresa, a zio Ronie per fare la seconda rete personale. Ma lui che fa, si spegne sul più bello? No, ecco una chiusura difensiva: è campionato italiano, bisogna lavorare sodo. Fa gol anche Kakà. Esce zio Ronie ed entra zio Emerson: si resta nella grande famiglia brasiliana. Minuto 28 e 17 secondi. Un lancio lungo. Troppo? No. Il Papero lo doma con il petto. Un difensore prova a prenderlo per il collo, ma siamo già in area. Il portiere esce per intimidirlo. Un tocco lieve di piatto destro. Gol, gol vero, questa volta. Gol e lacrime. Congiunge pollici e indici a fare un cuore da mandare in tribuna dove siedono i suoi.
L’aveva sognata così? Nessuno può saperlo. Nemmeno lui. Ma forse quel Papero sta diventando un cigno.