Pato e Binho: uffa! Meglio Tevez Il Milan lo prenota

Lo ha detto subito Allegri («usciamo da San Siro con maggiore autostima»), lo ha ribadito al volo Ibrahimovic («se giochiamo sempre così io non mi preoccupo»). Al Milan la seconda “lezione“ proveniente dall’università del Barcellona è servita in ogni senso, persino più di quel 2 a 2 del Camp Nou. É servita per alimentare qualche dispetto circa gli arbitri (Allegri non ha gradito i fischi ostili seguiti a quelli di Firenze) e per dar vita al dibattito che si è aperto nel pianeta Milan: c’è da applaudire la sconfitta di San Siro o da ammirare il distacco dai campioni d’Europa? «Non ho trovato male il Milan» il giudizio di Pier Silvio Berlusconi che pure non si è discostato dall’umore del patron Silvio, («ma lui ha visto dal vivo tutta la partita ed è uno che se ne intende» la precisazione del figlio), pronto a fare i complimenti ai catalani e a rimproverare al suo Milan il peccato originale: «addormentare il gioco».
L’altro dibattito, fiorito all’interno del Milan, è tutto scandito intorno alle sagome di Robinho e di Pato, i due brasiliani che si stanno dividendo, per ora, l’eredità, pesante di Antonio Cassano (tornato ieri a Milanello, mentre per Nesta, stirato, si profila uno stop di un mesetto). Uno si è specializzato nel mancare gol incredibili riqualificando la memoria storica di Blisset e Calloni; l’altro, dopo la promettente frazione di Firenze, si è imbattuto nella prova meno attraente della serata. Il papero ha avuto pochi palloni da giocare e pochissimi lanci precisi da sfruttare finendo al laccio della difesa catalana nel frattempo riportata al disegno originario (a quattro, mentre con Robinho Guardiola difendeva a tre con Busquet avanzato a metà campo). E per Allegri non è facile scegliere. Il suo gradimento è per Robinho eppure le cifre di Pato non lasciano dubbi di sorta.
A tagliare il nodo, da ieri la candidatura di Carlito Tevez è entrata ufficialmente nell’agenda di Adriano Galliani che ha ricevuto negli uffici di via Turati il procuratore dell’argentino, Kia Joorabchjan, accompagnato nell’occasione da un corrispondente italiano, Giuseppe Riso e da un intermediario già noto alle cronache milanesi per il ruolo svolto nell’operazione Eto’o. Tevez è il dichiarato obiettivo del Milan nel prossimo mercato: lo ha detto Tassotti («può essere una idea») nei giorni scorsi in modo esplicito. Maxi Lopez, l’attaccante del Catania, fatto circolare dallo stesso Galliani, era un diversivo per agire a fari spenti sul versante inglese del Manchester City dove Mino Raiola ha già lavorato, con ottimi risultati. In assenza di Cassano, Allegri è alla ricerca di un attaccante che possa rimpiazzare Fantantonio e pazienza se nel caso di Tevez non sarà disponibile per la Champions. Barcellona a parte, la finale di Monaco è molto più distante. D’altro canto è già accaduto nel gennaio scorso con Van Bommel e Cassano stesso.
La trattativa ha preso slancio intorno alle cifre che sono il primo, serio ostacolo da superare. Tevez ha uno stipendio da 8 milioni di euro netti l’anno e la ricaduta sul primo semestre del 2011 sarebbe pari a 4 milioni netti, una bella cifra per il bilancio rossonero. Non solo. Il City ha già fissato un paio di paletti lungo la strada della cessione del ribelle che in rotta con Mancini è addirittura rimasto in Argentina dopo la sosta internazionale: pretende un prestito oneroso (5 milioni la cifra indicata) più il riscatto obbligatorio a una cifra (20 milioni di euro) già concordata e non legata ad alcuna clausola (numero di presenze, come nel caso di Aquilani con il Liverpool). Se Galliani ha accolto nel suo studio il procuratore di Tevez, evitando una trattativa in località segreta, vuol dire che il City ha dato mandato all’agente di trattare la cessione del ribelle e ha ricevuto in tal proposito il lascia-passare da parte di Silvio Berlusconi. A Tevez è stato anche chiesto di impegnarsi in un programma di preparazione fisica per presentarsi a gennaio in grado di debuttare subito nel campionato.