Pato è già l’erede di Kakà Stende anche la Fiorentina

Milano

Il Milan va avanti con Pato. Decisivo sempre, nel primo tempo o nella ripresa, come a Roma domenica scorsa. Per ora basta e avanza. Il Milan va avanti con Pato e si rende conto che senza Kakà è un altro mondo oltre che un'altra vita. Il papero sfonda dopo 7 minuti, Kakà tiene in ansia tutta la difesa della Fiorentina per una serata completa e spezza il cuore del tifo rossonero. Il Milan può andare avanti con Pato, naturalmente, come sostiene Ancelotti nei discorsi ufficiali e solo in quelli, ma è sul resto che bisogna discutere. E cioè su cosa perde il Milan con Kakà in maglia celeste a Manchester. Nel frattempo tiene dietro la Fiorentina e chiude il girone di andata a 37 punti: non offrono la garanzia per arrivare terzi. Ma sono una bella spinta. Che potrebbe esaurirsi anche per motivi diversi. Già, perché vivere le prossime settimane con quella curva e con quella contestazione è impresa impossibile per chiunque, anche per un gruppo corazzato come quello del Milan. Forse è un altro conto da iscrivere al bilancio dell'operazione.
Difficile concentrarsi sulla partita se tutto lo stadio canta disperato «non si vende Kakà». Difficile anche per Rosetti, che oltre Chiasso viene considerato un principe del fischietto e invece nei nostri stadi ne combina una più di Carlo in Francia. Solo un arbitro confuso e condizionato dal clima di San Siro può scambiare per rigore l'uscita tempestiva di Abbiati e il salto carpiato di Jovetic: gli corre in aiuto Rossomando, l'assistente che corregge lo sfondone. Sbianchettato il tabellino, il Milan può cominciare da Pato, come gli capita da qualche tempo a questa parte. Appena tocca una palla è gol, anche la più innocua come quella che Jankulovski gli consegna sui piedi al vertice dell'area, sulla sinistra. Il suo destro a girare, alla Kakà, prende controcampo Storari, il portiere, e tutta la Fiorentina rimasta stordita dall'evento. A quel punto il Milan prova a difendersi con gli artigli che non ha, lucidando la catapulta per il contropiede delle due schegge brasiliane, lasciando campo e iniziativa ai viola che denunciano qualche limite di troppo. Al tiro arrivano infatti Jovetic, per esempio, oppure Montolivo, ma dalla distanza media: consentono perciò ad Abbiati di sorvegliare oppure di opporre i suoi guantoni colorati. Nel frattempo un paio di episodi, nelle rispettive aree, confermano la scarsa attenzione di Rosetti: in uno, Kakà, lanciato, subisce la ginocchiata di Santana, nell'altro Favalli "sperona" Montolivo senza prendere la palla. La vera emozione è merito sempre di Pato che smarca Beckham nel finale di tempo (tiro lento, Storari devia in angolo).
La Fiorentina si mette ai remi nella ripresa con maggiore lena. Apparecchia una reazione dignitosa per i precedenti, non certo proficua per il futuro e la rincorsa al posto in Champions. Non ha neanche un pizzico di fortuna dalla sua: specie sulla stoccata di Santana, a due passi da Abbiati, che il portiere milanista intercetta alzando d'istinto il braccio. Oppure quando l'incursione di Montolivo ha gioco facile dentro l'area e viene respinta solo dai piedi dello stesso Abbiati che sembra un polipo in azione, muove i tentacoli per difendersi meglio.
Al Milan non resta che il contropiede, isolato, mai concluso in modo cinico e spietato, e Kakà, naturalmente. Già, perché Ancelotti, con una mossa che denota la sua grande umanità oltre che il suo spessore di tecnico, sostituisce nel finale Pato con Ronaldinho, lasciando in campo fino all'ultimo il protagonista della serata. Si fa così anche se non dovesse più partire, anche se dovesse volare a Manchester andando incontro a chissà quali avventure. La resistenza del Milan questa volta tiene: tenero è l'attacco della Viola, Gilardino sparito, secondo pronostico, mentre Senderos, arrivato nella mischia insieme con Flamini, comincia a guadagnarsi qualche citazione positiva. Non è poi tutto da buttare in un cestino il mercato del Milan.