Pato: "Ho conquistato Sthefany via internet, ora tocca al Milan"

Il diciottenne asso rossonero si confessa al <em>Giornale</em> in vista del debutto di domenica contro il Napoli

Milanello - La provvidenza del Milan si chiama Alexandre Rodrigues da Silva, meglio conosciuto come Pato, «il papero», nato a Pato Branco, stato del Paranà, il 2 settembre del 1989, 179 centimetri per 71 chili, attaccante, proveniente dall’Internacional di Porto Alegre (domani arriva dalla federcalcio brasiliana il transfert), costo del cartellino 22 milioni di euro.

Caro Pato, è tutto giusto?
«Certo. Se volete posso aggiungere qualche notizia sulla mia famiglia. Mio papà fa il tipografo, mia mamma la casalinga: ho una sorella più grande e un fratello più piccolo. Gyselè, mia sorella, presto mi raggiungerà a Milano con mia madre».

Nel frattempo vive da solo qui a Milano?
«No, c’è un mio amico di infanzia, Christian, con sua mamma, siamo in un appartamento di San Siro».

Com’è messo a studi?
«Ho preso il diploma di scuola media e mi sono fermato al secondo anno di scuola superiore per motivi calcistici. Se gli allenamenti si svolgevano al pomeriggio, avevo il tempo per andare a scuola. Altrimenti dovevo saltare l’impegno. Ho pensato di recuperare, ma ora non c’è tempo: mi dedico completamente al calcio».

Scusi Pato ma da quando fa il professionista?
«A quattro anni ho cominciato a giocare a calcetto, a 11 anni l’Internacional è venuta a Pato Branco, mi ha fatto il contratto e mi sono trasferito a Porto Alegre, da solo. Il mio primo allenatore è stato Abel Braga, gli devo molto. Laggiù sono cresciuto nel mito di Falcao».

Chi ha scelto il Milan tra le tante offerte (Inter, Chelsea e Real Madrid le altre, ndr)?
«In Brasile la squadra straniera più famosa è il Milan. È piena di brasiliani che hanno fatto la storia del nostro calcio e che mi fanno sentire in famiglia. Ora c’è anche Ronaldo che è sempre stato il mio idolo, fin da quando ero bimbo. Abbiamo deciso tutti insieme: io, la mia famiglia, il mio procuratore».

Com’è stato l’impatto con l’Italia?
«Ottimo. Ho cominciato a studiare l’italiano, nel frattempo il mio amico Christian mi fa da interprete. Adoro la pasta e il gelato fatto a Milanello, frequento ristoranti italiani, sono stato a Genova e a Venezia, ho visitato il Duomo di Milano. Emerson è diventato il mio angelo custode, sono sempre con lui, lo conoscevo da tempo».

Niente discoteca?
«Non fa per me, sono un gran dormiglione, se è per questo».

È vera la notizia del fidanzamento con Sthefany Brito?
«Verissima. Ci frequentiamo da un mese. Durante le vacanze di Natale l’ho presentata a papà e mamma».

Scusi la curiosità, ma come ha fatto a conoscerla se è stato a Milanello da agosto a dicembre?
«Via Internet, la tecnologia funziona. Ha 20 anni, lavora in tv, è impegnata per il lavoro, appena libera mi raggiungerà».

In allenamento continua a parlare con Paolo Maldini: cosa gli chiede?
«Mi faccio spiegare che cos’è il Milan, come bisogna comportarsi, in allenamento e in campo, gli chiedo consigli. Me ne ripete tre: usa la testa, sii tranquillo, allenati con impegno».

Com’è il calcio italiano visto dalla tribuna?
«Attraente e spettacolare per la velocità, preoccupante per la durezza degli interventi. Penso sia più complicato fare gol rispetto al Brasile».

Berlusconi sogna di veder giocare il trio Ronaldo-Kakà-Pato, Ancelotti la paragona a Careca: non c’è troppa attesa?
«I giudizi del presidente Berlusconi mi lusingano e costituiscono un grande stimolo nel frattempo penso ad allenarmi e a giocare. E a fare del mio meglio quando verrà il tempo di andare in campo. Senza paura, anzi con una grande felicità dentro».

Ma non sente l’emozione?
«No. Quando ho esordito con l’Internacional, contro il Palmeiras (1 gol e 3 assist dicono gli almanacchi, ndr) ho dormito regolarmente. Qui a Milanello i ragazzi dell’ufficio stampa mi chiamano il Pirlo brasiliano... Mi sono allenato con cura anche durante le vacanze. C’era con me Bruno, uno dei preparatori di Milanlab, l’abbiamo fatto al sole e al caldo di Atlantida. Ecco, l’unica controindicazione è il gelo di Milano».

Le fa effetto esordire col Napoli?
«Chiunque ci sia fa lo stesso. L’importante è giocare, rompere il ghiaccio, salutare i tifosi di San Siro».

Veniamo al suo idolo Ronaldo: lo sa che lei rischia di portargli via il posto?
«Ronie è sempre il numero uno al mondo. Presto lo rivedrete al massimo. Io non l’ho mai trovato triste, con me anzi è sempre allegro».

A chi sostiene che Pato è bravo come Kakà cosa rispondiamo?
«Che io sogno la notte di fare un giorno la sua stessa collezione di premi e di coppe col Milan».