Con Pato il Milan torna giovane e vince

L’attacco migliora, la difesa ancora no: ma basta per battere lo Zurigo nella prima gara di Coppa Uefa. Il giovane brasiliano segna e convinc. In gol anche Jankulovski e Borriell. <strong><a href="/a.pic1?ID=291723">Vincono anche Napoli, Udinese e Sampdoria
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Milano - Quasi tutto in una sera. Quasi, naturalmente, perché bisogna pur tener conto dello spessore del rivale, lo Zurigo. Vincere, come sanziona un vecchio adagio, può solo aiutare a vincere. Nel caso del Milan di sicuro contribuisce a fargli tornare il sorriso dopo un paio di settimane da incubo, 0 punti in campionato dopo due giornate e a poche ore dalla Lazio che ha una cifra tecnica diversa, molto diversa. È bene non farsi molte illusioni in proposito. Primi gol a San Siro degli attaccanti rossoneri: forse non è un caso. Appena migliora la condizione di Sheva e dell'allegra brigata, di Pato in particolare e di Borriello, ecco lo sbocco quasi inevitabile grazie al superiore tasso tecnico e anche al talento dei più intraprendenti in maglia rossonera.

A scavare bene nel suo gruppo, allora, esistono le risorse e la gioventù di cui il Milan ha bisogno per risollevarsi in piedi e riprendere a marciare come ai vecchi tempi. Segnalazione anche per Antonini, al debutto da esterno destro. Quel che resta inguardabile è la difesa, oltre che la fase difensiva, per dirla tutta in modo da non lasciare Ancelotti fuori dalle responsabilità. Persino con lo Zurigo si notano buchi clamorosi, interventi mancati, nessuno che guidi e che eviti qualche figuraccia mentre Dida, rientrato dopo una vita e troppe papere, non è di sicuro quel portiere para-tutto che stregò Italia ed Europa. Tre gol, con l'aggiunta di qualche numero di Ronaldinho arrivato nel finale a riscaldare il cuore dei 25mila, sono un piccolo viatico. Il Milan non è ancora fuori dal tunnel: si intravede la lucina laggiù, dopo Lazio, Reggina e Inter, forse.

«San Siro aperto di giovedì: c'è forse il concerto di Vasco Rossi?». Gli interisti sfottono mentre il Milan inaugura la sua avventura, per niente suggestiva in Uefa. Debutto che promette le solite difficoltà perché il calcio non è matematica, ma le somiglia molto e i problemi scoperti ieri l'altro non si possono risolvere in un attimo, con la bacchetta magica. Nonostante la presenza di Kakà, di Seedorf, di Pato, non c'è traccia di un mago in maglia rossonera a meno di considerare tale la sagoma di Sheva che comincia a macinare gioco e a raggranellare occasioni da gol. Così, dopo aver provato in plastica semirovesciata e scheggiato la traversa svizzera, eccolo al fine della prima frazione incedere come ai vecchi tempi (Kakà lo trova a occhi chiusi), impegnare il portiere in una deviazione fortunosa che Jankulovski, col contributo decisivo di Stahel, trasforma nel sigillo del vantaggio. Che gli svizzeri mal digeriscono anche in considerazione di un episodio tutt'altro che secondario: il golletto infilato dallo stesso Stahel alle spalle di Dida su punizione (difesa impalata) è buono, l'assistente spagnolo coglie un fuorigioco che non c'è, mentre Ambrosini reclama un fallo che c'è.

La consistenza dello Zurigo viene meno nella ripresa appena il Milan trova con gli attaccanti, finalmente bisognerebbe aggiungere, la porta avversaria. Comincia Pato, su punizione, ed è una impresa balistica che testimonia dei progressi del papero, scoperto in confortante ripresa già a Genova, nel secondo tempo. Se poi alla dinamite di Pato si può aggiungere la saetta di Borriello, appena entrato per far rifiatare il giovane brasiliano e capace di capitalizzare dalla prima palletta utile il primo sigillo in maglia rossonera. Poi c'è il tempo sufficiente per regalare a Djuric una prodezza alla Del Piero (sassata da 25 metri che s'inerpica nel «sette» di Dida) e per assistere ai numeri da circo di Ronaldinho. Già, sembra quasi una esibizione per il pubblico, finte, controfinte, pallone a destra guardando a sinistra ma queste sono concessioni degli svizzerotti. Dalle nostre parti il pane è molto più duro del tenero cioccolato.