Pato si è addormentato: si sgonfia il Milan Brasil

Rossoneri in vantaggio con Gattuso, il baby fenomeno fallisce il raddoppio, l’Atalanta fa il ribaltone. E i rossoneri perdono altro terreno<br />

Bergamo - A porte chiuse, l’Atalanta sbatte il Milan fuori dalla rincorsa al quarto posto e manda in mille pezzi quell’insano progetto di giocare col trio d’attacco più Seedorf e due soli centrocampisti. È proprio vero, chi sbaglia paga e i cocci sono suoi. Nel Milan di ieri sera sono in tanti, troppi, a sbagliare. E non solo le giocate decisive che alla fine impacchettano il risultato. Il primo errore è quello che commette Ancelotti inseguendo l’utopia di uno schieramento super-offensivo, a quattro punte (perché Seedorf va a piazzarsi sulla linea di Kakà). Va benino col Napoli, se la cava con l’Udinese, a Bergamo non porta i frutti promessi. Qual è quella squadra che può permettersi due attaccanti puri più due tre-quartisti poco inclini ai recuperi e al generoso sacrificio? Nessuna, neanche il mitico Brasile di Pelè, Messico ’70. Poi ci sono gli errori individuali che pesano come macigni sul risultato. Per esempio il giovane Pato, lanciato in area da una clamorosa amnesia di Carrozzieri: invece di sigillare il successo (a quel punto 1 a 0 per i milanisti con piattone di Gattuso deviato di testa da Doni) consente all’Atalanta di recuperare lo svantaggio a pochi rintocchi dal riposo. Il protagonista della giocata è Langella ma risulta sconveniente il modo col quale Nesta abbocca alla finta dell’ex cagliaritano prima del tiro.

La sfida si trascina fino all’epilogo della seconda frazione quando a compiere il buco clamoroso, su uno dei pericolosi contropiedi subiti dal Milan, è Kaladze: questa volta spalanca la strada a Simone Inzaghi che serve il più comodo assist a Tissone, autore dello strepitoso 2 a 1 bergamasco. Anche l’Atalanta commette uno strafalcione, con Guarente che lancia involontariamente Ronaldo arrivato al posto di Pato. La ciabattata di Ronie esalta solo Coppola. La differenza è che il Milan non riesce ad approfittare degli sfondoni altrui mentre la squadra di Delneri, bersagliata dalla sfortuna nei primi due turni del 2008, esce indenne dalle curve più insidiose. Anche dalle sassate di Kakà e Seedorf che rappresentano una delle rare testimonianze di vitalità tradite dai milanisti. Già perché nella ripresa, nonostante i tre cambi effettuati (Ronaldo, Oddo e Gourcuff), di fatto Ancelotti non corregge il disegno tattico della sua squadra che resta lenta e dallo svolgimento scontato. Senza alcuno scatto di reni né cambio di marcia.

L’Atalanta che pure perde in apertura di ripresa Doni rincorre con ostinazione il suo obiettivo. Rischia poco, quasi niente, chiudendosi a riccio e invitando il rivale a venire in avanti e a sguarnire il centrocampo, per poi infilarlo, bellamente, in contropiede. Dopo lo scarabocchio di Kaladze, Tissone dal limite coglie anche la traversa che nega ai suoi il più rotondo e forse anche eccessivo 3 a 1. Nel primo recupero della stagione s’infrangono i sogni di rimonta cullati dal Milan e per la rincorsa al quarto posto bisogna pensare alla prossima stagione. Mai visto il Milan così giù di corda in quasi tutti i suoi uomini più ispirati: scarico Pato, mai messo in azione l’isolato Gilardino, Seedorf a caccia di chissà quale magia, Kakà rimasto intrappolato tra le linee bergamasche. Se Gattuso è tra i migliori, e non solo per il golletto inutile, qualcosa significa. Caro Ancelotti, è il caso di rivedere il piano.