Pato: "Vi racconto il mio Milan da Ronaldo a Ronaldinho"

Che colpo al cuore l'infortunio di Ronie. E che festa se arriva l'altro. La felicità? "Sette gol in 14 partite". La delusione? "Il ko con l’Arsenal"

Milano - Firma maglie e scarpe color arancione davanti alle telecamere di Al Jazeera e tiene in pugno un pacchetto di biscotti. Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato è ancora un ragazzino che vive beato la propria condizione e cresce a vista d’occhio: di sicuro 3 cm in più e molti muscoli che spuntano dietro le spalle, oltre a quei gol fioriti sul prato di Nazionale e Milan.

Pato, scusi la curiosità, ma è vero che prima del Cagliari è rimasto vittima di un allenamento sbagliato?
«Mi hanno riferito di questa storia che non sta in piedi. Mercoledì scorso ho lavorato sodo, sono andato a letto e al mattino dopo mi sono svegliato con un dolore all’adduttore. Non capisco cosa avrei sbagliato».

Sabato a Torino ci sarà contro la Juve?
«Avverto ancora un po’ di fastidio nel calciare e la pioggia non mi aiuta. Ma voglio giocare».

Dopo 100 giorni di Milan, che giudizio ha del calcio italiano?
«Sembra quasi un altro sport rispetto al Brasile. Qui è impossibile andare con la palla al piede verso la porta, bisogna saltare per evitare gli interventi duri che aumentano nettamente quando gioco fuori casa. Per non prendere colpi, mi libero subito della palla».

Ha debuttato col gol in canna ovunque tranne che in Champions: c’è una spiegazione?
«Avrei potuto e dovuto fare meglio contro l’Arsenal, io e tutto il Milan. Sono uscito molto triste dall’eliminazione».

Scolari sostiene che non si può definire Pato un fuoriclasse...
«E ha ragione lui. Devo ancora salire la scala, superare tanti esami, prima di poter ambire a un giudizio del genere. Voglio diventarlo un giorno, dipende solo da me».

In giro c’è qualche altro Pato?
«Paloschi è bravissimo, io e lui ci intendiamo senza mai aver giocato prima insieme. Ho visto Balotelli: è molto forte, si vede che ha voglia di dare spettacolo, di divertire il pubblico. Gli altri sono nomi noti: Marcelo del Real, Anderson del Manchester, Bojan e Jeovani del Barcellona, Lucas del Liverpool».

Cosa è successo al Milan negli ultimi tempi?
«Nessuno può parlare male di questo Milan: è ancora il club campione del mondo. Questa fase negativa è destinata a passare, ci vogliono pazienza e fiducia. Non si può vincere sempre».

Sette gol in 14 partite: è soddisfatto?
«Soddisfatto? No, sono felicissimo. È la prima volta che metto piede nel Milan, è la prima volta che gioco nel calcio italiano, è tutto nuovo, diverso, sto studiando e imparo ogni giorno a conoscere i miei compagni. Perchè giocare è diverso, completamente diverso, dall’allenamento».

Cosa ha provato la sera dell’infortunio a Ronaldo?
«Un colpo al cuore. Ronie era il mio idolo da bambino. Arrivato, qui al Milan, ho pensato: ecco finalmente giocherò insieme con lui. E invece il destino ci ha voltato le spalle. Due apparizioni, contro Napoli e a Udine, e poi basta. Prima che partisse per Parigi l’ho incoraggiato a tornare. Non può finire così la sua storia».

Ronaldinho vicino al Milan: cosa ne pensa?
«Se arrivasse bisognerebbe far festa. È un grandissimo, sarà possibile divertirsi anche se c’è in giro gente che ne parla senza conoscerlo bene».

Dicono che sia uno scansafatiche...
«Ma chi lo dice? Lui lavora a Barcellona, bisognerebbe controllarlo tutti i giorni prima di pronunciarsi. E poi quest’anno è stato tormentato dagli infortuni. Come persona, infine, è eccezionale: me lo ripetono tutti i brasiliani che ho incontrato».

A Milanello ha fatto qualche scoperta?
«Sì, Gattuso. Chi lo vede giocare in tv, se lo immagina un duro, con quel ghigno da combattente sul volto. E invece, in privato, e durante gli allenamenti, è un gran burlone, molto divertente».

Ancelotti giura: di Pato avete visto solo il 30%. Dobbiamo fidarci?
«Ho un grande vantaggio qui al Milan: non c’è niente che mi condizioni, che possa diminuire il mio rendimento. Lavoro in allegria, faccio solo fatica nelle sedute tattiche. Sono qui per vincere e per diventare un titolare del Milan».

A Pechino vuole esserci?
«La mia risposta è sì. Non ne ho parlato con Dunga, il ct: è una questione delicata di cui devono discutere Milan e Nazionale. Io voglio giocare per l’una e per l’altra squadra. Si mettano d’accordo loro. In Nazionale sono arrivato, alla mia età, non per un regalo ma perchè ho giocato nel Milan».

Cosa sa della Juventus?
«Me ne ha parlato Emerson, che ha giocato a Torino. È una delle squadre storiche del calcio italiano e mondiale. So anche che è difficile fare gol a Buffon, mi hanno detto che l’ultima volta, a Torino, è successo a Seedorf, nel 2004».

Passiamo al privato: soffre di nostalgia?
«Zero. Grazie alla tecnologia, posso collegarmi con la mia famiglia: uso la web cam. Altrimenti sarebbero casini».

Con Stefany, la fidanzata, come va?
«Vedo che sono tutti interessati alla mia storia d’amore. È vero che sono stato con lei a Parigi e che le ho regalato un anello di fidanzamento».