Patrick, il pierre amico di tutti

Il congolese, molto noto a Perugia, era anche andato alla fiaccolata per Meredith

Perugia - Amici veri. Di quelli che a migliaia di chilometri lontano da casa diventano un’altra famiglia. Amici che per tre giorni hanno ricordato la dolce Meredith non riuscendo a darsi pace per quanto le fosse accaduto. Invece ieri Lumumba Diya, Raffaele Sollecito e la sua fidanzata americana Amanda Marie Knox sono diventati i principali indiziati per il delitto di Meredith Kercher.

Non basta il sospiro di sollievo tirato dopo la svolta delle indagini. Il fermo dei tre presunti colpevoli ha chiuso una ferita e ne ha aperta un’altra nel cuore di Perugia. A finire tra gli accusati c’è infatti uno dei suoi figli adottivi più noti: Lumumba Diya, 38 anni, originario del Congo e conosciuto come Patrick, il nome occidentale che si era scelto appena arrivato in Italia circa dieci anni fa. Era il ragazzotto di colore con le dread sulla testa (le treccine dei rasta che imitano la capigliatura di Bob Marley), da un anno papà di un bimbo avuto dalla compagna polacca. In Umbria aveva trovato la casa, gli amici, il giro dei locali in cui suonava con il suo gruppo «Afro Beat» e l’appoggio delle istituzioni che gli avevano accordato una fiducia indiscussa.
Il suo mondo ruotava intorno a questo. All’Università per stranieri, qualche tempo fa, aveva lasciato un pacco di cd del suo gruppo musicale da dare in regalo agli studenti. E sempre lì si esibiva in occasione degli scambi culturali. Se c’era da organizzare qualche evento che coinvolgesse i giovani in un melting pot della convivenza multietnica, lui era il primo ad essere contattato. Era una figura di riferimento, anche fra gli studenti.

Forse, anche per questo, un brivido tagliente come una lama ha gelato i corridoi dell’ateneo quando ha cominciato a diffondersi la notizia del suo coinvolgimento nel delitto. A settembre aveva preso in gestione un vecchio locale di via Alessi molto conosciuto, lo «Zoologico», trasformandolo in «Le Chicche». Divertimento, ma anche impegno sociale. Patrick si occupava di lotta alla povertà nel Terzo mondo e innumerevoli erano le sue presenze nei convegni e nei progetti del Comune in cui si parlava di «convivenza tra popoli». Una persona, un simbolo di integrazione. Due sere fa aveva partecipato alla fiaccolata organizzata al Duomo di Perugia in ricordo della giovane inglesina. «Non si può pensare che sia responsabile di un crimine come questo - dice Esteban, amico di Patrick e proprietario del locale dove Meredith ha trascorso la sua ultima sera -, è stato coinvolto per errore. Lui era una persona non violenta, con la quale potevi parlare di storia e di arte».

Lavorava come «pr» per Patrick anche l’altra indagata, Amanda Knox, coinquilina di Med e fidanzata di Raffaele Sollecito. Lei, 20 anni, una passione per l’Italia, veniva dalla Washington University di Seattle e frequentava un corso di italiano alla «Stranieri». Una studentessa modello, come il ragazzo pugliese di 24 anni che si sarebbe dovuto laureare in Ingegneria il prossimo 15 novembre. «Sono sconvolto», aveva detto alla zia Sara dopo la scoperta del cadavere.

Faccia pulita, carattere un po’ introverso, pochi amici e una mamma venuta a mancare due anni fa. «Dolce ma a volte pazzo», si descrive nel suo sito internet questo giovane biondo, dagli occhi azzurri e il «fisico atletico», amante della Giamaica dove sarebbe voluto andare in vacanza. Forse proprio tramite i due fidanzati Med aveva chiesto a Patrick un lavoretto per guadagnare qualcosina da spendere prima di tornare in Inghilterra. D’altronde, tra amici veri ci si aiuta.