Dalla patrimoniale alle lucciole, la carica dei ritocchi al piano

Sindacati e partiti, ministri e giornali: viaggio tra gli economisti
improvvisati e i loro «si potrebbe...» sulla ricetta contro la crisi

RomaAlcune si stanno facendo strada, altre dividono, altre ancora sembrano boutade da bestiario politico. Le tante proposte correttive della manovra emerse negli ultimi giorni rappresentano un’irresistibile enciclopedia della finanza fai-da-te, tra buon senso, ideologia e provocazione.
CAPITALI SCUDATI Partiamo dalla tassazione una tantum dei capitale rientrati in Italia con il cosiddetto «scudo fiscale». Proposta che ha messo d’accordo (scoop!) Pd e Idv, che comunque bisticciano sulla paternità dell’idea. Le opposizioni sparano alto, ipotizzando un prelievo attorno al 20 per cento, il governo fa capire che al massimo si può arrivare all’1-2 per cento. Da più parti si invoca anche un’imposta progressiva sui patrimoni immobiliari, che Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, applicherebbe solo ai «patrimoni rilevanti», mentre Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, non toccherebbe la prima casa, «che è un bene necessario». Rifondazione comunista va oltre e propone addirittura una patrimoniale sulle ricchezze superiori a un milione.
EVASIONE FISCALE Un giro di vite è il cavallo di battaglia di Antonio Di Pietro (Idv), anche se il vero pasdaran su questo tema è Raffaele Lauro, senatore Pdl, che promette la presentazione di un emendamento-choc che paragoni evasori ed esportatori di capitale ai più efferati criminali, passibili di confisca totale dei beni. Addirittura.
AUMENTO DELL’IVA Ipotesi controversa: sono favorevoli il leader Udc Pier Ferdinando Casini; il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, che però lo vorrebbe sono «per le aliquote del 10 e del 20 per cento» e non per il 4 per cento «che ha un forte impatto sociale»; il vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli, che però lo vede solo per i beni di lusso. Contrarissimi i frondisti del Pdl, guidati da Giorgio Stracquadanio, che vedono come il fumo negli occhi ogni aumento della pressione fiscale.
SUPERPRELIEVO Aspro dibattito anche sul cosiddetto prelievo di solidarietà dai redditi superiori a 90mila euro l’anno: il fronte del no anche in questo caso è guidato dai dissidenti del Pdl. Ma c’è anche chi, come il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini vorrebbe allargarlo in basso (partendo cioè dagli 80mila euro) e in alto, aumentando l’aliquota «per quel 10 per cento di italiani che detengono il 52 per cento dell’intera ricchezza nazionale».
PENSIONI Una parte del Pdl vorrebbe portare l’età pensionabile a 67 anni, ma il leghista Zaia pensa più a un’opzione facoltativa. In ogni caso da più parti si mette sul tavolo la riforma del settore come l’asso che porterebbe a un risparmio strutturale per lo Stato.
PROVINCE E COMUNI Stato che tutti vogliono più leggero: ma sull’abolizione delle Province c’è chi pensa che il governo abbia osato troppo (Matteo Renzi, sindaco di Firenze) e chi al contrario pensa che abbia osato troppo poco, e avrebbe dovuto cancellare del tutto questi enti (Casini e la senatrice di Io Sud Adriana Poli Bortone). Sul tema degli enti locali le voci sono le più varie: Tino Iannuzzi, deputato del Pd, non vuole la cancellazione dei piccoli Comuni, tessuto identitario dell’Italia, gli aventiniani del Pdl propongono una fusione dei Comuni fino alla soglia virtuosa dei 5mila abitanti e delle Province fino al minimo di 500mila abitanti. L’Anci lancia l’allarme sui tagli agli enti locali, trovando un insperato alleato nel ministro dell’Interno Roberto Maroni, mentre il sindaco di Torino, il Pd Piero Fassino, chiede una completa autonomia fiscale.
STOP ALLE MISSIONI C’è chi poi è convinto che si risparmierebbe molto tagliando le missioni di pace: ad esempio il quotidiano Avvenire e il senatore del Pd Ignazio Marino che fa i costi in tasca alla Difesa e parla di «29 miliardi spesi» per aerei da caccia, bombardieri ed elicotteri da combattimento.
DI TUTTO UN PO’ E poi, luci sparse. Romano Prodi, uno che di lacrime-e-sangue è esperto, è convinto che la chiave di tutto sia nella «riduzione drastica dell’uso del contante». Luca Zaia, governatore del Veneto, sogna una «tassa sul tabacco». Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, invoca un piano di privatizzazioni e dismissioni degli asset dello Stato. Rifondazione comunista ne approfitta per chiedere il blocco di grandi opere come Tav e Ponte sullo Stretto. I Comuni e le regioni a vocazione turistica vorrebbero sbianchettare la norma che di fatto cancella i ponti, mentre la Diocesi di Napoli si accontenterebbe di salvare la festa di San Gennaro. E se la ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo chiede ai colleghi del governo di ripensare alla paventata abolizione del Sistri, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (un «regalo alle mafie»), Gianni Alemanno, sindaco di Roma, suggerisce la tassazione sulle transazioni finanziarie. Paladino dell’antipolitica è il deputato Pd Sandro Gozi, che propone il taglio del 75 per cento dei finanziamenti ai partiti e l’abolizione del Senato («il bicameralismo è un cadavere novecentesco»), finendo sbeffeggiato anche dai colleghi di partito. A luci rosse la proposta di Maurizio Marchetti, sindaco Pdl di Altopascio (Lucca): «Date ai Comuni la gestione della prostituzione resa legale in quartieri con parametri urbanistici elevati, controlli sanitari e fiscali e gestione pubblica dei proventi». A salvare l’Italia non saranno certo le cicale, ma forse le lucciole sì.