Il patriota e il nuovo italiano bandiere dell’orgoglio azzurro

Buffon e Thiago Motta sono i «pilastri» dell’idea che il ct Prandelli vuole dare della sua nazionale. L’oriundo: «Ho realizzato un sogno». In Germania intanto debutta <strong><a href="/sport/lintervista_4_mario_gtze/09-02-2011/articolo-id=504773-page=0-comments=1">il giovanissimo G</a><a href="http://stage.ilgiornale.it/sport/lintervista_4_mario_gtze/09-02-2011/art...ö</a><a href="/sport/lintervista_4_mario_gtze/09-02-2011/articolo-id=504773-page=0-comments=1">tze</a></strong>

Buffon e Thiago Motta. Un italianissimo e un nuovo italiano, definizione coniata da Cesare Prandelli per cancellare dal vocabolario il termine un po’ retrò di oriundo. La sua Nazionale, stasera a Dortmund per l’amichevole con la Germania nello stadio che ci regalò una serata memorabile durante il mondiale del 2006, riparte da queste due figurine simboliche prima di riprendere il cammino verso euro 2012 e di puntare alla sfida decisiva di fine marzo a Lubiana, contro la Slovenia. Gigi Buffon è anche un patriota dichiarato oltre che un fuoriclasse del ruolo. Un tempo, giocando col Parma, si presentò con una «sotto-maglia» che fece scandalo (perché tirava... a destra). Perciò non può stupire se in questi tempi in cui lo sport preferito del Belpaese è lo «sputtamento» dell’Italia medesima, proprio Buffon sventoli la bandiera dell’orgoglio calcistico e azzurro. «Nei guai italiani, i tedeschi ci sguazzano. Almeno noi cerchiamo di dare all’estero l’immagine di una nazione unita, forte, di primo piano» la speranza del portierone che proprio qui a Dortmund, nella semifinale firmata da Grosso e Del Piero, disputò «la più bella partita della mia carriera». Prodezze una dopo l’altra, nacque allora la fama del «muro italiano»: conclusa la sfida con la conquista del viaggio a Berlino, il Westfalen stadion divenne una specie di santuario del tricolore. In giro solo italianuzzi a cantare e a bere birra.
Anche allora, in verità, il Belpaese venne presentato in modo ridicolo: i soliti luoghi comuni, il solito slogan, spaghetti, pizza e malaffare. C’era Prodi a palazzo Chigi e la Melandri a occuparsi di sport. La risposta dei guerriglieri azzurri fu una scarica elettrica che eccitò i paisà di Germania con la processione tricolore sotto i balconi dell’albergo di Duisburg. Qui non c’entrano il mondiale e nemmeno lo storico precedente messicano: la Germania allestita da Loew con alcuni «stranieri» è una squadra vera, testata dal mondiale in Sud-Africa, l’Italia di Prandelli è un cantiere ancora aperto. Basta controllare la graduatoria del ranking Fifa per capire al volo le attuali quotazioni: i tedeschi di Loew sono terzi, gli azzurri dieci posizioni più sotto, al tredicesimo posto. «Non temo il tracollo, inseguo una squadra coraggiosa e autoritaria» ostenta sicurezza il Ct che punta naturalmente sul ritorno del portierone-patriota e sul centro-campo avvitato su Thiago Motta per costruire l’impalcatura tipo. Si parte dal portiere, si passa al centrale difensivo, quindi alla guida del gioco e si chiude col centravanti (Pazzini). «Mi sento un italiano vero» sostiene Thiago che non conosce il passo della canzone di Toto Cotugno e nemmeno sa cantare l’inno di Mameli ma vuole segnalare la sua passione autentica per il colore azzurro. «Mi sento un privilegiato, questa è la maglia dei miei sogni anche se sono nato in Brasile, la mia famiglia viene da qui, mio padre sarà fiero della scelta» il pistolotto dell’interista che deve assicurare cemento e voglia di attaccare, come succede con Leonardo.
Buffon e Thiago Motta sono i due esponenti di spicco di una Nazionale nuova di pacca che ha a disposizione un solo test prima di dedicarsi alla qualificazione. In difesa c’è la coppia del Bari di ieri, Bonucci e Ranocchia con Chiellini dirottato a sinistra, come suggerisce la Juve di questi tempi: non è il caso di rimpiangere Cannavaro e Materazzi che pure ci fecero commuovere 5 anni prima ma sono gli unici in grado di garantire un futuro meno precario. In attacco poi Prandelli ricompone la ditta dei rimorsi sampdoriani: cioè Cassano con Pazzini. Deve sanguinare il cuore dei tifosi del Doria nel rivederli uno al fianco dell’altro rimettere in piedi l’intesa che portò alla zona Champions qualche mese prima. Discutibile solo la scelta di aggiungere ai due ex compari del gol il laziale Mauri che o non sta attraversando un periodo brillante. Cinque i cambi a disposizione: possono consentire a Prandelli di far rifiatare Fantantonio, di dare a Matri o Borriello una chance, di dare un’occhiata magari anche a Giovinco.