Patrizia parla ma non si vede. Incendiata l’auto della sua amica Barbara

nostro inviato a Bari

Appare, scompare, risorge dalle ceneri come l'Araba fenice questa Patrizia D'Addario, la fotografa dello scandalo. Più protetta di un brigatista pentito, più nascosta di un supertestimone di mafia, la bionda escort conosce bene l'arte del concedersi e negarsi. Che ci sia ognun lo dice, dove sia lo sanno in pochi. A casa sua, in via Trevisani, quartiere Libertà a pochi passi dal tribunale, non si è fatta vedere dal giorno in cui ha dato l'intervista al Corriere della Sera. Buca anche ai locali che frequentava abitualmente. Ma sabato sera ha fatto un salto in una grande discoteca di Bisceglie, il «Divinae Follie», accompagnata dalla figlia tredicenne, fuggendo appena è stata riconosciuta. Poi è ricomparsa per dare interviste a Oggi e Repubblica: ma il Corrierone era arrivato dieci giorni prima.
Di sicuro a centellinarne con sapienza le uscite c'è la regìa del suo avvocato Maria Pia Vigilante, paladina dei diritti delle donne che ha un filo diretto con il Corsera tramite il Corriere del Mezzogiorno, supplemento campano-pugliese del quotidiano di via Solferino. L'avvocato Vigilante è molto amica della responsabile della redazione barese, Maddalena Tulanti, ex giornalista dell'Unità; sul sito del Corriere del Mezzogiorno tiene un blog e sull'edizione di carta scrive editoriali. E tiene a bada i giornalisti calati in questi giorni a Bari: la si vede chiacchierare e cenare con i cronisti amici mentre respinge gli altri.
Saggia politica, quella di non esporsi. Perché a Bari chi si mostra troppo rischia grosso. Ne sa qualcosa Barbara Montereale, la ragazza immagine che cenò con la D'Addario nella residenza romana di Silvio Berlusconi. Ieri mattina, verso le 4, è stata svegliata dalla citofonata di un vigile del fuoco che aveva appena spento il fuoco appiccato alla sua vettura. «La mia Honda Jazz, l'avevo comprata a gennaio, finirò di pagarla fra cinque anni a colpi di bollettini postali mensili da 190 euro», si dispera Barbara, che ha 23 anni, una figlia, nessun marito e tanti lavori. L'auto non è neppure coperta dalla polizza antincendio.
È un incendio strano, sicuramente doloso: qualcuno ha forzato la portiera del passeggero e sparso una sostanza infiammabile sul sedile. La vettura era parcheggiata in via Catania a Modugno, poco lontano dall'abitazione della Montereale. Ma chi ha dato alle fiamme l'auto e perché? Le indagini dei carabinieri della stazione di Modugno, coordinati dal nucleo operativo guidato dal colonnello Giuliano Polito, seguono varie ipotesi. Potrebbe essere la ragazzata di qualche mano inesperta, visto che la Honda non è bruciata tutta. Oppure uno dei tanti atti vandalici che flagellano la zona. O magari un gesto dettato dall'invidia.
Ma potrebbe essere anche un avvertimento. E questo sarebbe lo scenario più allarmante. Secondo il Corriere della Sera di ieri, Barbara Montereale avrebbe avuto in passato una relazione con Radames Parisi, 24 anni, nipote di Savinuccio Parisi, capo di uno dei più potenti clan della mafia barese. Il giovane è stato arrestato tre anni fa con l'accusa di aver ferito e (un anno dopo) ucciso un pregiudicato del quartiere Libertà: ma il 30 maggio 2008, dopo due anni di carcere preventivo, è stato assolto per non aver commesso il fatto dalla corte d'assise di Bari. Il suo legale, l'avvocato Gaetano Sassanelli, sottolinea che Radames è incensurato, tuttavia il suo nome comparirebbe in varie inchieste aperte dalla Dda del capoluogo pugliese. Del legame tra Parisi e la Montereale l'avvocato non sa nulla e le forze dell'ordine non hanno riscontri documentali.
Sul fronte dell'inchiesta giudiziaria sulle presunte tangenti nella sanità regionale, la procura di Bari ha convocato come persona informata sui fatti il governatore Nichi Vendola, che si trova in visita istituzionale in Canada e dovrebbe perciò presentarsi davanti al sostituto procuratore Desirée Digeronimo lunedì prossimo. È un'inchiesta parallela a quella del pm Giuseppe Scelsi da cui è partito il troncone sulla prostituzione; lo scorso febbraio l'indagine della Digeronimo ha portato alle dimissioni dell'assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco (Pd). Secondo indiscrezioni sarebbero stati emessi anche due nuovi avvisi di garanzia a carico di altri esponenti del Partito democratico pugliese in regione.