Patrucco scrittore tra un Colorado Cafè e l’altro

Stefania Grazioso

A zonzo per le vie di Genova (prima di partire per Borghetto S.Spirito, dove farà una serata), con la famiglia si aggira un viso noto al pubblico: Alberto Patrucco, reduce dal successo di Colorado Cafè e soddisfatto per le vendite del suo del suo nuovo libro «Vedo Buio!».
Due chiacchiere davanti ad un gelato e una bibita ghiacciata sugli scalini di Palazzo Ducale.
Perché un altro libro comico?
«Vedo buio! è un progetto al quale ho dedicato tutto me stesso». Rispetto alle partecipazioni televisive, a Colorado Cafè, a Ballarò e in altre circostanze, in Vedo Buio! si sviluppa un percorso più articolato e, ritengo, gratificante. Certo, senza la tivù non avrei magari avuto l'opportunità di realizzare questi due progetti editoriali, Tempi Bastardi! e Vedo Buio!, per di più con una casa editrice importante come Mondadori. Ma tengo a precisare che le due dimensioni, quella televisiva e quella su carta stampata, prendono direzioni distinte, pur mantenendo qualche necessario elemento in comune: mi riferisco a determinati argomenti e a specifici passaggi chiave che ritenevo indispensabili per il percorso narrativo. Di certo, chi legge Vedo buio!, non rivive i monologhi televisivi, ma qualcosa di più e di differente.
«L'editoria comica è andata in crisi - anche giustamente - a causa di una saturazione in gran parte evitabile. Mi sento però onestamente di dire che nel mio caso lo strumento libro sia impiegato più che mai legittimamente, dal momento che la satira - politica, di costume o sociale che sia - è per definizione testo prima ancora che ghigno; scrittura prima che burla o parodia».
«Con la pubblicazione di Vedo buio!, vista anche la fortunata esperienza di “Tempi bastardi!” (sempre per Mondadori), sono certo di non compiere un sopruso nei riguardi della “sacralità” del mezzo. Al contrario, credo di utilizzarne una delle sue specifiche funzioni. Penso, infatti, che spetti ai libri proporre un punto di vista satirico sulle vicende del mondo e della società».
Che cos'è Vedo buio?
«È un libro comico, non vuole essere un saggio sociale così come non intende fare proselitismi o lanciare chissà quali verità. È semplicemente un libro umoristico che vuole fare ridere su questioni non banali. Con il sottotitolo Manifesto del Pessimismo Comico, il mio editore ha voluto inquadrare meglio il mio tipo di comicità… O quantomeno quella presente in “Vedo buio!”. Potrei definirlo un Noir Sociale, dove alla fine, le vittime, siamo un po' tutti».
La satira, oggi, ha ancora senso di esistere?
«Gli elementi per ridere della cronaca, del costume, della politica, ci sarebbero, eppure da qualche tempo la satira è nel centro del mirino. Criticata da tutti, non punge, non corrode, non morde. Irrita chi dovrebbe divertire (il pubblico) e compiace chi dovrebbe urticare (i potenti). Con tutta probabilità accade perché quando il comico è al potere la satira va in crisi».
Come si fa, dunque, a rappresentare il ridicolo? Che cosa si può dire, oggi, di satirico quando la realtà, specie in politica, supera la più paradossale delle costruzioni umoristiche?
«Non è compito del comico proporre vie percorribili. Il comico non crea, distrugge. L'umorista, per sua natura, rade al suolo, va di badile e picchia come un fabbro ferraio».
Si può ridere di tutto?
«Non di tutto. Comunque bisogna provarci. Del resto, la situazione è sotto gli occhi di tutti: ex cantanti riconvertiti nell'agone politico; poppute showgirl invitate a trasmissioni di “approfondimento” per parlare di guerra. Oggi ognuno, anche il più improbabile, può dire la sua. E per giunta risultare credibile».
Se davvero si può ridere di tutto, qualche esempio please?
«Si pensi, per esempio, ai numerosi furti negli scali aeroportuali milanesi. I poliziotti se ne sono accorti dopo aver piazzato una ventina di telecamere nella zona smistamento bagagli. Tempo un paio d'ore e gliele hanno rubate tutte».
«Volando basso, si è letto di una stimata e apprezzata Velina che ha dichiarato spavalda: “Finiamola con la storia che ci accoppiamo ai calciatori per motivi di denaro. I soldi non c'entrano. Frequentiamo gli stessi locali!”. Ma quei locali sono anche pieni di baristi e camerieri. E non si ha notizia di una Velina che si sia congiunta, tanto per dire, con un guardarobiere».
Quale risultato dovrebbe ottenere vedo buio?
«In questo libro ripongo alcune speranze: spero che venda bene per poterne fare altri, dal momento che l'attività, tra virgolette, di scrittore mi gratifica moltissimo. Spero che faccia ridere anche chi non condivide le angolazioni che espongo. Non credo che per ridere sia necessario condividere le tesi, deve essere forte il meccanismo comico, dopo di che ognuno rimanga delle proprie opinioni. Da qui la mia terza speranza: ossia che, tentando di suscitare la risalta su temi non sciocchi, si possano stimolare nel divertimento piccoli momenti di riflessione. Nulla di ché, non mi sono certo montato la testa. Soltanto per non sprecare tempo a distrarsi in maniera troppo banale. A me piace pensare che con Vedo buio!… si torni a ridere sul serio».