PATTI CHIARI SENZA CONGIURE

Questa storia dell’attacco a tre punte non ci ha mai entusiasmati, come non ci ha mai entusiasmato la cosiddetta questione generazionale (i quarantenni, i cinquantenni, i sessantenni) che si fa soltanto in Italia. In nessuna democrazia del mondo si parla di aspiranti leader con il certificato di nascita in mano in attesa che sul display appaia il loro numero come in salumeria.
Su questa sciocchezza generazionale registriamo con soddisfazione una seria presa di distanza di Casini. Tuttavia l’attacco a tre punte ­ Berlusconi, Fini e Casini ­ dovrebbe avere un senso chiaro fin dal principio: la coalizione si ripresenta ed ha reali possibilità di vittoria soltanto perché il leader del partito che ha formato la coalizione cinque anni fa, ne è di nuovo il leader. Cosa dicono i sondaggi: se Berlusconi se ne andasse adesso, la Casa delle libertà sarebbe messa in libertà, senza alcuna speranza. Se questo punto poggia su dati veri, come ci risulta, e se è noto a tutti, allora tutto ciò che ne consegue è pura logica politica: il leader della coalizione non si cambia e non si cambia la guida del governo che dovesse seguire alla vittoria.
Che l’attuale presidente del Consiglio si sia elettoralmente dissanguato in questi cinque anni terrificanti è sotto gli occhi di tutti: terrorismo, guerre, caro vita a causa del costo dell’euro, stagnazione europea e ripresa americana fuori fase, crisi della nostra industria e della piccola industria, hanno alimentato una disaffezione che si è scaricata tutta sul partito del leader e su lui stesso. Accolte queste due premesse ­ senza Berlusconi leader non c’è speranza di vittoria, ed è Forza Italia che ha pagato il prezzo più alto per un lavoro di squadra - ha senso dire che si vuole costruire un percorso grazie al quale gli elettori frustrati possono scaricare la loro frustrazione anziché disertando le urne cambiando partito nella coalizione, senza disertare e regalare la vittoria all’Unione disastrosa di Romano Prodi. È ovvio che con il sistema proporzionale la concorrenza è aperta il che vuole anche dire che si moltiplicano le offerte: in questo senso ha lavorato di rammendo proprio Berlusconi che è riuscito ad aggregare radicali di Taradash e Alessandra Mussolini, liberali e democristiani, repubblicani e il partito di Rauti, memore del fatto che quando l’Ulivo vinse nel 1996, vinse i seggi ma non il voto popolare. Dunque, bene l’ampia offerta e le tre punte purché rafforzino il gioco di squadra e non la vecchia vocazione alla congiura. La questione della leadership però va chiarita prima della competizione, partendo dal dato di fatto empirico secondo cui con Berlusconi la capra della Casa delle libertà campa, e senza di lui la capra crepa per quante punte possa vantare l’attacco.
Noi siamo convinti che se Prodi vincesse durerebbe poco perché l’Unione è un’accozzaglia che non sta insieme, mentre la Casa delle libertà è nata intorno ad un uomo con un programma, il quale ha pagato per tutti il pedaggio del logoramento (benché sia sempre in testa nei sondaggi personali) attraverso una massiccia quantità di odio e demolizione personale. Conclusione: se l’attacco a tre punte è una forma di solidarietà nei confronti della persona senza la quale la coalizione non avrebbe speranza, è positivo. Su questo punto c’è ancora confusione visto che Alleanza nazionale, oltre a volere Alemanno come sfidante per Roma, parla del «capocannoniere» che prende più voti e va al governo. Competition is competition, d’accordo, ma confusion is confusion.
p.guzzanti@mclink.it