Patti, fermati alcuni sospetti. E l’Italia continua a bruciare

Sono stati 304 i roghi divampati ieri in tutta la Penisola. Massimo riserbo sull’identità e sul numero degli interrogati dalla polizia di Messina

Palermo - Potrebbero già avere un nome e un volto i piromani di Patti. Gli autori del rogo, costato la vita a tre persone. La polizia sta interrogando alcune persone, ma per il momento gli investigatori mantengono uno stretto riserbo sul numero e sull’identità. Gli investigatori hanno effettuato anche una serie di perquisizioni domiciliari. Il sud è martoriato da roghi e polemiche: da Patti, che piange i tre morti dell'agriturismo «Rifugio del falco», è un coro: se l'intervento dei Canadair fosse stato tempestivo la tragedia poteva essere evitata; un cittadino, martedì sera, aveva chiamato la polizia, segnalando una Fiat Uno sospetta targata Torino con a bordo tre uomini; e mercoledì mattina un volontario aveva lanciato l'allarme alla Protezione civile, sentendosi però rispondere che non era possibile intervenire.

E intanto l'emergenza non si ferma. Ieri è stata un’altra giornata di passione. Sono stati 304 i roghi divampati ieri, oltre 9mila le chiamate al numero di emergenza ambientale 1515. Il numero più alto di incendi è stato registrato in Calabria, che è stata la regione più colpita dalle fiamme con 151 roghi. Paura, in particolare, a Salina, nelle isole Eolie, dove le fiamme hanno minacciato alcune ville in contrada Leni, e nel palermitano, ancora nella zona di Cefalù, a Gratteri, dove si è temuto di dovere ricorrere all'evacuazione dell'intero paese, poi scongiurata. Allarme anche nelle altre province siciliane, in particolare nel trapanese e ancora in provincia di Messina a Raccuja. In Calabria, a causa delle fiamme, l'autostrada A3 è stata chiusa per ore tra Cosenza nord e Falerna; a Potenza, sono andati in fumo circa 300 ettari di bosco e quattro persone sono rimaste intossicate. Ed è caccia aperta ai piromani. Due, a Lamezia Terme e a Castellammare del Golfo (Trapani) sono stati colti in flagrante e arrestati.

Polemiche, si diceva. Soprattutto a Patti, dove oggi sarà lutto cittadino per i tre morti nel rogo di mercoledì: Costantino Cucinotta, 51 anni, fratello di Matteo Cucinotta, che aveva scelto quell'agriturismo per festeggiare il cinquantaduesimo compleanno; Lucia Natoli, la moglie di Matteo, magistrato; e Tina Scafidi, 39 anni, che all'agriturismo lavorava. Lo stesso Matteo Cucinotta la nipote Valeria di 21 anni e Nino Miragliotta, gestore del «Rifugio del falco», sono ricoverati all'ospedale Cardarelli di Napoli, dove versano in gravi condizioni. Non si da pace Salvatore Canduci, impiegato comunale, uno dei volontari che a Patti ha cercato invano di spegnere il rogo killer: «Abbiamo chiamato il Canadair della Protezione civile di mattina - racconta - quando abbiamo capito che la situazione era pericolosa, ma ci hanno detto che le fiamme erano basse e che non sarebbero intervenuti».

Attribuisce invece la tragedia al panico il titolare dell'agriturismo andato in fiamme, Nino Ansà: «L'errore è stato scappare, se fossero rimasti della sala da pranzo si sarebbero salvati, sono andati incontro al fuoco. La situazione era tranquilla, io stesso ero andato a controllare il fronte di fuoco. All'improvviso si è alzato un vento fortissimo, e le fiamme hanno cambiato direzione».

Fatalità o colpevole ritardo nei soccorsi? Sarà la magistratura di Patti a stabilirlo, insieme con la matrice dei roghi. E mentre si mobilita anche la giunta regionale siciliana arriva l'anatema del vescovo di Patti, monsignor Ignazio Zambito: «Piromani, giocolieri di morte, in nome di Dio fermatevi».