Il «patto atomico» tra Berlusconi e Sarkozy

Oggi Italia e Francia metteranno la prima pietra al ritorno del nucleare nel nostro Paese: l'incontro a Roma tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il premier francese Nicolas Sarkozy prevede infatti la firma di un accordo quadro tra Roma e Parigi per uno sviluppo comune nel settore. Non solo, ma anche l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, e il numero uno dei Edf, Pierre Gadonneix, firmeranno una joint venture che dovrà portare a una collaborazione industriale non appena il Parlamento avrà varato la nuova normativa per il ritorno del nucleare in Italia. E una firma simile verrà posta all'accordo tra i due produttori nucleari: l'italiana Ansaldo (che fa capo a Finmeccanica) e il colosso francese Areva.
Sarà una vera e propria svolta, dopo il referendum che era seguito all'incidente di Cernobil che aveva bandito le centrali dai nostri confini. Una svolta, ammoniscono gli esperti, che dovrà essere ben compresa da tutti, perché non si potrà ripetere l'errore di costruire le centrali per poi non utilizzarle o di farle partire per poi fermarle dopo pochi anni e doverle smantellare. I costi di questo dietro-front li stiamo pagando ancora adesso.
Ma cosa prevede il piano nucleare del governo? Secondo il ministro Claudio Scajola nel 2020-2030 un quarto dell'energia consumata in Italia dovrebbe venire dalle nuove centrali: il che significa che dei 400 terawattora che saranno prodotti, circa cento dovranno venire dal nucleare. Per soddisfare questa domanda ci vorranno centrali con una potenza sui 12mila megawatt. E qui salta fuori una stranezza tutta italiana: metà delle centrali saranno costruite con tecnologia francese (e da questo viene l'incontro di oggi a Roma a livello politico e industriale), l'altra metà sarà invece con tecnologia americano-giapponese. Questo avrà due risvolti: uno negativo, perché in questo modo ci sarà una minore standardizzazione e quindi maggiori costi, uno positivo perché, almeno ufficialmente, ci sarà concorrenza tra i due sistemi. Non ufficialmente, in questo modo si tengono buoni sia i francesi sia i nippo-americani.
Da un punto di vista tecnico finirà che, se si farà la scelta nucleare, verranno costruiti almeno quattro reattori francesi Epr (ognuno con una potenza di 1.660 Mw) e sei reattori "americani" Ap 1000, ciascuno con circa 1.100 Mw di potenza: la somma fa appunto circa 12mila Mw in tutto. Costi e ricadute economiche saranno giganteschi: ogni centrale non costerà meno di quattro miliardi di euro, e in ogni caso sarà fortemente legata all'andamento delle materie prime. Lo scorso anno il costo di un impianto era arrivato anche a sei miliardi, oggi, appunto, è sceso. E non a caso la partecipazione alla costruzione (e allo sfruttamento) degli impianti sarà aperto a tutti: produttori elettrici (comprese le ex municipalizzate), ma anche grandi consumatori di elettricità. Ma la costruzione delle centrali vorrà dire anche lavoro: la guida del progetto affidata all'Enel presuppone che sia Ansaldo a produrre il reattore. Il reattore, però, non pesa per più di un terzo sui costi, il resto deriva da tutto quello che gli sta attorno: sulle imprese di impiantistica e costruzioni si rovescerà prevedibilmente un'ondata di commesse. Sempre che siano tecnologicamente all'altezza di rispettare gli standard richiesti per una centrale nucleare.