Il patto con Biasotti e Musso onorevoli a tempo determinato

Scajola dà in prestito i «suoi» campioni, ma li prenota già per Regione e Comune

(...) alla platea entusiasta del Popolo della libertà che gremisce la sala dei Magazzini del cotone per la presentazione dei candidati. Il presidente del Copasi, già regista unico, a fianco di Silvio Berlusconi, della formazione delle liste elettorali, ha appena chiamato al proscenio l’ex governatore della Liguria che, in piena forma, salta sul palco e risponde con un «E vai!» all’applauso dei suoi tanti fan. Ma Scajola, ormai lanciatissimo e consapevole d’essersi impadronito dell’attenzione e della passione del pubblico - facendosi perdonare così l’attesa cui aveva costretto i presenti per oltre un’ora -, abbozza e prosegue, replicando in tema di «onorevoli precari». Tuona: «Anche Enrico Musso sarà provvisorio, al Senato, perché diventerà il prossimo sindaco di Genova». E lui, Musso, ex panchinaro di lusso, poi richiamato in servizio come capolista per Palazzo Madama, non smentisce di sicuro: «Vogliamo riprovarci. Ma intanto sono pronto a lavorare in campagna elettorale per vincere queste elezioni politiche così fondamentali».
Il professore che l’anno scorso ha conteso fino all’ultimo, arrivando a un passo dalla vittoria, la poltrona di sindaco a Marta Vincenzi, è già sicuro di essere eletto, ma non si tira indietro e incita tutti a rimboccarsi le maniche indipendentemente dalla collocazione in lista. Come, del resto, ha appena detto Scajola, autentico protagonista della serata. L’uditorio si scatena, non aspettava altro che una promessa di vittoria su tutti i fronti per sentirsi coinvolto nella campagna elettorale che «più al bromuro di così...». È la svolta: entra in scena Germano Benti, onnipresente responsabile della sede degli azzurri di Forza Italia, ma ieri pomeriggio nella più consueta veste di responsabile (autonominato) dei festeggiamenti. Benti, dunque, ordina con ampi gesti delle mani il tripudio di bandiere che porta un minimo di refrigerio in un ambiente in tutti i sensi surriscaldato. Ma Scajola è solo all’inizio: si guarda soddisfatto gli striscioni che campeggiano in galleria (li hanno portati da Loano, Savona, Varazze, Albenga, ma il più lungo e spettacolare viene dalla sua Imperia). L’ex ministro delle Attività produttive, già sicuro di un posto nel prossimo governo in caso di vittoria del Pdl, infiamma ancora gli attivisti in sala, che provengono in maggioranza dalle file di Forza Italia e Alleanza nazionale, ma con un’ampia rappresentanza di «arancioni» di Biasotti e di liberali di Beppe Damasio. Non manca la componente degli ex Udc, a cominciare dal segretario regionale dimissionario Sergio Cattozzo, citato espressamente dallo stesso Scajola che gli dà l’onore del benvenuto ufficiale: «Gli elettori del partito di Casini hanno capito tutto, e sono venuti con noi - sottolinea il presidente del Comitato per la sicurezza della Repubblica -. D’altronde l’atteggiamento di Casini è incomprensibile».
L’analisi politica - «dovremo cambiare la legge elettorale che ci costringe a scelte ingrate, introducendo le preferenze o le primarie» - lascia il posto all’omaggio «a chi non è stato candidato, ma ha garantito di battersi al fianco di chi è in lista». Vengono chiamati sul palco Alfredo Biondi, Enrico Nan e Renata Oliveri che - ricorda Scajola - ha fatto un passo indietro dicendo: «Sono onorata di essere stata indicata a suo tempo come capolista al Senato, mi basta quell’onore». A lei va l’applauso più lungo e convinto. Poi comincia la passerella dei candidati, prima i «partecipanti», poi i «possibili» in caso di vittoria del Popolo della libertà, infine quelli col seggio assicurato. C’è gloria per tutti. «Ma da oggi - avverte Scajola, con tono grave - deve cominciare il porta a porta con gli elettori, come i testimoni di Geova». Tutti precettati. E che nessuno si imboschi.