Patto bipartisan sulla manovra Scatta la corsa contro il tempo

RomaLa manovra più veloce della storia repubblicana. Tre giorni in commissione Bilancio del Senato per introdurre modifiche concordate, un passaggio in corsa nell’Aula di Palazzo Madama e poi la ratifica da parte della Camera dei deputati. Il tutto per servire ai mercati, già all’apertura delle Borse di lunedì, la certezza della correzione dei conti italiani e il pareggio di bilancio nel 2014.
Clima inedito ieri al Senato, con le opposizioni che chiedono di approvare in anticipo un decreto del governo, le frange più radicali che rinunciano all’ostruzionismo e nemmeno un accenno di assalto alla diligenza. Il centrosinistra voterà contro, ma non intralcerà, così come auspicato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La regia dei tempi stretti è nelle mani del presidente del Senato Renato Schifani, e la volontà politica è unanime.
L’urgenza e il clima da unità nazionale non dipendono dallo stato delle finanze pubbliche, visto che per quest’anno la correzione è minima e il deficit è sotto controllo, ma dal bisogno di dare una risposta alla speculazione dei mercati finanziari e alla crisi di fiducia che ha fatto aumentare il rendimento dei titoli di Stato italiani.
E così, ieri, maggioranza e opposizione si sono accordati su modifiche minime, che toccano alcuni temi caldi, come pensioni, bollo sui conti titoli, limeranno qualche misura che ha suscitato proteste, ma «senza alterare i saldi». Lo ha assicurato il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri (il Pdl presenterà 5 emendamenti) ma anche il relatore di minoranza Giovanni Legnini e la capogruppo Pd Anna Finocchiaro.
Un gesto politico che vincolerà la politica economica anche per la prossima legislatura. E non solo perché il grosso delle correzioni aggiunte da questa manovra, 25,3 miliardi, riguardano il 2014, ma anche perché ci sono altri 14,7 miliardi di euro che dovranno arrivare entro il 2014 da un altro provvedimento: la delega fiscale. Per evitare che si perdano per strada, Tremonti ha introdotto una «clausola di salvaguardia autoapplicativa» che farà scattare tagli automatici del 15% alle agevolazioni fiscali assistenziali se non verrà applicata la delega. Ieri è stato deciso di rafforzare questo principio e di anticiparne l’applicazione al 2013.
Cambiamenti in arrivo per una misura criticata, il bollo sui conti titoli, che dovrebbe diventare più graduale ed essere legata in modo più diretto al valore dei depositi titoli. La versione originale prevedeva per il 2011 e il 2012 un aumento dell’imposta a 120 euro e poi un ulteriore rialzo, dal 2013, fino a 380 euro. Come previsto, scompare la stretta sulle rivalutazioni degli assegni tra 3 e 5 volte il minimo Inps (la fascia di reddito tra 1.400 e 2.300 euro). La stretta sarà limitata ai redditi oltre questa soglia. Infine, un ulteriore ammorbidimento del patto di stabilità interno per i comuni virtuosi. Una misura cara alla Lega Nord, così come l’ammorbidimento sul bollo sui conti titoli, era una speranza soprattutto del Pdl. Ma nella manovra del luglio 2011 resterà traccia anche di proposte del centrosinistra. Dopo l’incontro tra il ministro e le opposizioni, la capogruppo Pd Finnocchiaro ha annunciato che Tremonti ha accolto alcune proposte. Tra queste, l’esclusione dei grandi eventi che, ha assicurato l’esponente democratica, «non saranno più regolati dalla Protezione civile». Tremonti si è detto disponibile a valutare un rafforzamento delle liberalizzazioni, ma non un anticipo dell’armonizzazione delle aliquote sulle rendite finanziarie al 20%. Consenso bipartisan sul limite al 1% agli ammortamenti sui beni in concessione. Rimangono le perplessità dei sindacati. Nei giorni scorsi Cisl e Uil avevano organizzato un presidio davanti al Senato. Ieri Schifani ha assicurato le organizzazioni dei lavoratori che a Palazzo Madama saranno ascoltate le ragioni dei più deboli.