Patto con Corona? Cavaliere non lo faccia

Le ambizioni politiche di Fabrizio Corona, molto noto sia alle cronache giudiziarie sia alle cronache mondane, dovrebbero rimanere nell’ambito che ad ogni sua attività è riservato: l’ambito cioè del pettegolezzo, della frivolezza indecente, del costume degradato, del malcostume sfacciato. Il giovanotto presume di possedere molti talenti, e alcuni tra i meno commendevoli anche se redditizi gli vanno sicuramente riconosciuti. Nulla ci fa escludere, purtroppo, che qualche migliaio o decina di migliaia d’elettori possa in futuro votare per il tatuato e palestrato protagonista di Vallettopoli. Ne abbiamo viste e ne vediamo tante, sopravviveremo anche a questa.
Tuttavia un aspetto della Corona Story - almeno dai termini in cui è stata raccontata o sussurrata - non può essere catalogato soltanto tra i retroscena sguaiati e pruriginosi della vita nazionale. È un aspetto che suscita grande inquietudine. Si vocifera che il ras del paparazzismo aggressivo sia pronto, forte della sua popolarità, a fondare un movimento o un partito di destra: e intenda incontrare Silvio Berlusconi per offrirgli una sorta di alleanza.
Si obietterà che l’idea di un summit in cui il leader dell’opposizione e del maggior partito italiano discute da pari a pari con un divo per meriti carcerari o post carcerari è pazzesca. Lo è in effetti. Ma c’è chi sta ricamando acremente proprio su quella pazzia dichiarandola plausibile. Lo ha fatto ieri su Repubblica Michele Serra, rimasticando senza alcuna novità di rilievo la sua incessante polemica contro il Cavaliere, richiamando alla ribalta il solito conflitto di interessi e le immancabili reti televisive. Ma su un punto Michele Serra non ha sparato a vuoto. Perché, si è chiesto, Berlusconi non ha mobilitato «il suo esercito di portavoci e opinionisti per smentire decisamente di avere qualcosa a che fare con un arnese del genere?». Probabilmente la questione non è stata ritenuta di tale rilevanza - tra le molte e importanti che assillano il Paese - da meritare una comunicazione formale. Eppure una dichiarazione precisa e perentoria sarebbe a nostro avviso opportuna: perché per la stragrande maggioranza dei nostri lettori e per tantissimi italiani Fabrizio Corona simboleggia quanto di peggiore la nostra società è in grado di esprimere. Se c’è una negazione vivente del Family Day la si può trovare in Corona.
L’indignazione virtuosa ostentata da certi pulpiti puzza di ipocrisia da lontano un chilometro, lo sappiamo. Chi si abbevera alla moralità di Vladimir Luxuria e agli insegnamenti istituzionali di Francesco Caruso non può troppo scandalizzarsi per le disinvolture esibizioniste d’un Corona. Noi invece possiamo e dobbiamo scandalizzarci. Fatichiamo a sopportare i politici, e le loro chiacchiere. Ma tra le interrogazioni e le estorsioni c’è una certa differenza.