Il patto di ferro con la Clinton «Noi e gli Usa, una sola politica»

IL PREMIER «In America nessun cambiamento di rotta dopo la vittoria elettorale dei democratici»

nostro inviato a Sharm el Sheikh

«Una linea unica». Il primo faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e i vertici della nuova amministrazione americana dura poco più di mezz’ora. E per il premier è la conferma delle impressioni raccolte nelle scorse settimane sia dal diplomatico di Palazzo Chigi (in missione a Washington con Bruno Archi) che dal ministro degli Esteri Franco Frattini (nei giorni scorsi negli Stati Uniti per una lunga serie di incontri). «Gli Usa - spiega Berlusconi dopo il bilaterale con Hillary Clinton a margine della Conferenza su Gaza - non sono cambiati. Pur nell’alternarsi di democratici e repubblicani, in politica estera seguono da anni una linea unica».
E che i rapporti tra Italia e Stati Uniti non siano affatto in difficoltà come qualcuno aveva immaginato all’indomani della vittoria di Barack Obama, lo confermano non solo l’esito del bilaterale di ieri e i contatti sempre più stretti delle ultime settimane, ma pure il ruolo che l’Italia si sta ritagliando nel riavvicinamento tra Washington e Mosca. Un punto, questo, su cui Berlusconi ha investito sin dall’inizio dell’era Obama, non solo per la sua amicizia con il premier russo Vladimir Putin, ma anche nella convinzione che il destino delle due grandi potenze mondiali non potesse che essere quello di un riavvicinamento. Che in queste ore è sempre più vicino e su cui l’Italia sta puntando molto.
L’argomento, non a caso, è al centro del faccia a faccia tra Berlusconi e la Clinton, presenti anche Frattini e l’influente George Mitchell, ambasciatore del neopresidente Usa per il Medio Oriente. Sul punto, però, il premier sceglie la via della prudenza e si limita a dire di aver «messo a disposizione» degli Usa i suoi «rapporti di amicizia personale» con Putin «qualora servisse». Il riavvicinamento, però, sarebbe ben più a portata di mano di quanto appare, anche grazie all’interdizione sottotraccia della diplomazia italiana. Frattini, in particolare, si è fatto ambasciatore di un faccia a faccia tra Obama e il presidente russo Dmitri Medvedev. Sia con la Clinton, incontrata qualche giorno fa a Washington, che con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, incrociato domenica a Bari.
Ed è proprio il titolare della Farnesina, al suo arrivo in nottata al Dominal Coral Bay di Sharm el Sheikh, ad auspicare un bilaterale Obama-Medvedev subito dopo il vertice Usa-Ue che si terrà a Praga il 5 aprile. Un incontro che potrebbe aver luogo proprio a Mosca. Sul punto, però, il Cavaliere non si espone, limitandosi a dire che la Clinton è «favorevole al ritorno allo spirito di Pratica di Mare» e, dunque, al superamento dei problemi che si sono creati di recente tra Stati Uniti e Russia. Un faccia a faccia che per il Cavaliere sarebbe un successo, non tanto per il ruolo che può avere l’Italia nell’intermediazione - che Berlusconi vuole tenere prudentemente sottotraccia - quanto perché sarebbe la conferma della bontà della linea seguita da tempo dalla diplomazia italiana. Tra Italia e Usa, dunque, i rapporti sono di «assoluta cordialità». E, spiega il premier, «le aspettative di chi pensava che Obama avesse cambiato la politica estera degli Stati Uniti si sono rivelate infondate». Più netto Frattini: «Nei rapporti con gli Usa siamo più avanti di tutti» perché la Casa Bianca «vuole fatti e noi li stiamo facendo». Il ministro cita la vicenda Guantanamo e spiega che l’Italia è l’unico Paese insieme al Portogallo ad aver «dato piena disponibilità a prendere in custodia alcuni detenuti» mentre altri, come la Gran Bretagna, «si sono rifiutati». «Il nostro atteggiamento è sempre uguale e non ci sono differenze», assicura Berlusconi che spende parole di elogio per la Clinton («c’è un'antica amicizia che dura da 14 anni») e per ciò che hanno fatto gli Stati Uniti nella storia («in tanti anni hanno messo in campo 40 milioni di americani che hanno combattuto per la pace senza mai approfittare della situazione»).
Dopo il lavorio del diplomatico di Palazzo Chigi e della Farnesina, dunque, i rapporti tra Roma e Washington sembrano essere in discesa. Berlusconi, da parte sua, insiste nel sottolineare come sia sempre stato «aperto, sincero e riconoscente sia con l’amministrazione Clinton» (citata non a caso nel discorso alla Conferenza) che «con Bush» e «ora con Obama». E Frattini, reduce da una lunga serie di bilaterali a Washington, non esita a parlare di «rapporti eccellenti». Anche grazie ai tanti italoamericani che fanno parte della squadra di Obama, dice il ministro degli Esteri. Che li cita uno a uno: da Janet Napolitano, segretario di Stato per la Sicurezza interna, a Jim Messina, detto «The Fixer» per la sua capacità di risolvere problemi «in dieci minuti al massimo», passando per il capo della Cia Leon Panetta e la speaker del Congresso Nancy Pelosi.