Patto An-Fi: sede e cassa in comune subito

Il Pdl verrà ospitato in via provvisoria dagli azzurri in via
dell’Umiltà. I rimborsi elettorali non saranno più divisi dopo il
congresso di venerdì. Il partito di via della Scrofa blinda in una fondazione immobili per 400 milioni

Roma - Si sa, la dote spetta alla sposa. E allora, seguendo lo schema nuziale, toccherebbe ad Alleanza nazionale - non ce ne vogliano a via della Scrofa, si fa per semplificare - presentarsi sull’altare con i «piccioli». Trecento, forse quattrocento milioni di euro, tra immobili, appartamenti, sedi di circoli e associazioni. A tanto, infatti, ammontano i beni, secondo una stima approssimativa, in possesso al partito di Gianfranco Fini, fresco fresco di addio al nubilato, accumulati in sessant’anni. Già, ma siccome a volte non basta la bella presenza dello sposo, in questo caso parliamo di Forza Italia, che solo nel 2007 registra un debito di 44 milioni in bilancio, la comunione dei beni avverrà, ma solo dopo il sì di domenica. E An, che dichiara invece un attivo di due milioni, blinda il portafoglio e lo affida all’omonima Fondazione (da costituire entro il 2011).
Così, in attesa di capire le mosse degli azzurri, che al posto del mattone hanno preferito investire in comunicazione, il conto in banca a doppia firma verrà aperto a ridosso del viaggio di nozze. D’altronde, Ignazio La Russa da giorni lo dice a chiare lettere: «Sarà in comune tutto quanto acquisiremo insieme, come Pdl, e i rimborsi elettorali che percepiremo per le consultazioni sotto il nuovo simbolo».

Chiarito l’aspetto patrimoniale, vale la pena concentrarsi sulla questione rimborsi. Già, perché se da un lato il via libera politico al partito unico verrà sancito nel weekend, al Congresso, dall’altro, a livello amministrativo, Fi e An rimarranno in piedi fino al 2011. Anno in cui, come legge prevede, sarà ultimata la ripartizione quinquennale dei rimborsi elettorali della precedente legislatura, avviatasi nel 2006, anche se conclusasi anzitempo (vedi caduta del governo Prodi). In comune, invece, dovrebbe già essere la quota relativa ai contributi ottenuti alle Politiche dello scorso anno, quando sulle schede gli italiani trovarono il simbolo del Pdl.

A proposito di simboli, ognuno continuerà a gestire il proprio, almeno nei prossimi due anni. E non è escluso che, alle europee come alle amministrative di giugno, possano in qualche modo venire presentati al Viminale - poi magari ritirati - per evitare che qualcuno sfrutti l’occasione e li scippi ai legittimi proprietari. Si vedrà.

Se ne parlerà di certo, come di moltissime altre questioni burocratiche, dopo la lunga assise del weekend, la cui preparazione sta catalizzando in queste ore energie e interesse. Così, nell’attesa che i big dei due partiti sciolgano pure il nodo sulla sede unitaria («la stiamo cercando il più possibile vicina a Camera e Senato», spiegava sempre giovedì scorso La Russa), il quartier generale provvisorio (pur rimanendo attiva pure la struttura centrale aennina) dovrebbe trovare ospitalità in casa degli azzurri, in via dell’Umiltà, dove gli uffici stampa iniziano già a lavorare in simbiosi.

Intanto, sempre in tema comunicazione, a giocare d’anticipo è Il Secolo d’Italia. L’organo di An, infatti, che «verrà gestito dai garanti» della Fondazione, «incassate le verifiche giuridiche», da lunedì, il giorno dopo il matrimonio, sarà in edicola con una novità di poche lettere, ma significativa. «Nella testata, al posto di “quotidiano di Alleanza nazionale” ci sarà scritto “quotidiano nel Pdl”», spiega l’amministratore, Enzo Raisi. A cambiare, aggiunge il deputato, sarà anche il «target». Da due settimane, racconta, «abbiamo iniziato a distribuirlo a tutti i parlamentari del Pdl e, visto che non esiste un organo ufficiale, intendiamo ospitare il confronto all’interno delle varie aree del centrodestra». Ma non finisce qui. «Il Secolo - annuncia Raisi - avrà presto un’appendice su Internet». Insomma, la differenza la farà la preposizione nel, la stessa che compare, da ieri, pure sull’homepage del sito di An.

Dalla Rete ai giovani il passo è breve. Tre gli step a cui si lavora, da ambo le parti. «Innanzitutto - spiega Carlo Fidanza, vicepresidente di Azione giovani - insieme ai colleghi di Forza Italia, stiamo spingendo per vedere riconosciuto, nello Statuto del Pdl, un forte grado di autonomia al movimento giovanile». Una volta raggiunto l’obiettivo, «avvieremo un percorso comune, che potrebbe durare un anno, un anno e mezzo, affiancando ai nostri un simbolo unitario». Infine, «magari dopo le Regionali del 2010», il terzo step. E anche i giovani del Pdl, come gli adulti, volenti o nolenti, dovranno camminare a braccetto.