«Un patto fiscale con i distretti per reagire alla crisi»

RomaAdolfo Urso, sottosegretario alle Attività produttive con delega all’internazionalizzazione, lei ha iniziato un giro nei distretti industriali italiani. Possibile che anche questo modello vincente sia in crisi?
«Soffrono anche loro. Anzi soffrono proprio perché sono molto competitivi e internazionalizzati. La metà delle esportazioni italiane viene dai distretti, in particolare quelli del nord».
E quindi?
«La crisi globale da noi si sta facendo sentire non perché i consumi si siano ridotti, anzi stanno reggendo. Il problema è che sono crollati i consumi dei nostri partner e i distretti ne risentono di più. Il paradosso è che soffrono le imprese più dinamiche».
E quindi il nord...
«Basta pensare che la Calabria produce lo 0,1% di quello che viene esportato in Italia, mentre la Lombardia ha una quota del 30 per cento».
E il tour dei distretti a che serve?
«Per ascoltare e per capire le dimensione della crisi e migliorare il nostro livello di intervento. Siamo stati a Vicenza, andremo a Treviso, poi Venezia. Quindi la Lombardia l’Emilia Romagna, fino alle Marche».
Alla fine avrà un quadro pessimo della situazione italiana...
«Veramente a noi va molto meglio di altri. Gli ultimi dati sull’export extra Ue ci danno in calo, ma in misura minore rispetto ad altri paesi. E in leggero miglioramento. Siamo passati dal meno 30 per cento di gennaio al meno 20. In Giappone sono arrivati a meno 49,9%».
E perché reggiamo?
«La crisi è nata dall’immobiliare. Da noi il livello dei mutui è basso rispetto al valore delle case e l’80 per cento degli italiani è già proprietario. Poi abbiamo un basso livello di debito privato. Per una volta il debito pubblico non ci danneggia».
È la tesi di Tremonti.
«Certo. Si può dire che gli italiani hanno trasferito i loro guai allo Stato. E in questo caso è stato un bene».
Se è una crisi della domanda, come aiuterete i distretti? Non dipende da voi la fine della crisi...
«Li aiutiamo a tenersi pronti per quanto sarà finita la crisi. Stiamo cercando di attivare un meccanismo virtuoso, grazie a tre elementi messi in campo dai ministri Tremonti e Scajola. I Tremonti Bond sono una leva finanziaria che alla fine favorisce il credito. Poi abbiamo rifinanziato con 1,6 miliardi il fondo centrale di garanzia a favore delle piccole e delle piccolissime imprese. Poi ci sono le risorse messe in campo per gli ammortizzatori sociali, perché il vero capitale delle aziende italiane è il lavoro. E non si deve permettere che venga distrutto».
E queste sono misure generiche. Per i distretti cosa metterete in campo?
«L’applicazione della riforma dei distretti che Tremonti iniziò a realizzare nel 2006».
E in cosa consiste?
«Nel considerare il distretto un soggetto fiscale a sé. In sostanza le imprese che ci lavorano devono poter attivare un concordato fiscale, che sarà triennale. E poi, così, potranno dotarsi di tutti quegli strumenti che per il momento sono un’esclusiva della grande impresa».
In quanto tempo arriverà la riforma?
«Breve. Siamo facendo i regolamenti».