Il patto di Gemonio spiazza l’Udc. E Casini "benedice" la svolta

Dopo una giornata di silenzio e ripetuti contatti con esponenti della maggioranza, il leader centrista evita l’isolamento: "Valuto positivamente l’intesa raggiunta nel centrodestra"

Roma - Dopo ventiquattr’ore buone d’imbarazzo, ci prova direttamente Pier Ferdinando Casini a rimettere le cose a posto. E dai microfoni del Tg1 spiega di vedere «positivamente» il patto di Gemonio che, dice, «è la rivelazione chiara dell’illusione referendaria». Parole, quelle dell’ex presidente della Camera, ragionate e calibrate un’intera giornata. E scelte con cura certosina solo dopo una lunga serie di consultazioni telefoniche.

Già, perché l’impressione che Casini aveva avuto fin dall’inizio - da quando martedì mattina le agenzie di stampa avevano dato notizia del vertice a tre tra Berlusconi, Fini e Bossi - è andata con le ore trovando conferma anche in autorevoli esponenti della maggioranza, primo fra tutti il ministro delle Riforme Vannino Chiti con cui negli ultimi mesi il leader dell’Udc ha stabilito una sorta di corsia preferenziale. Pur con tutte le perplessità del caso e facendo notare al suo interlocutore che trattasi ancora di «proposta vaga», anche il ministro diessino non ha potuto infatti nascondere all’ex presidente della Camera l’intenzione della maggioranza di «andare a vedere» l’apertura arrivata da Gemonio. Cosa che non deve aver troppo entusiasmato Casini, che da potenziale punto di riferimento nell’opposizione per un eventuale dialogo sulle riforme si è ritrovato di fatto messo all’angolo. Non solo per la ritrovata sintonia tra Berlusconi, Fini e Bossi, ma pure perché dalla maggioranza sono stati in molti a elogiare l’apertura al dialogo arrivata da Gemonio (da Veltroni a Fassino, passando per l’Udeur dell’amico Mastella). Un cambio di rotta deciso rispetto agli ultimi tempi, con il centrodestra che da mesi andava presentandosi in ordine sparso praticamente in ogni occasione.

Così, dopo le dichiarazioni imbarazzate del presidente del partito Buttiglione (martedì) e del portavoce Pionati (ieri), alla fine Casini decide di far buon viso a cattivo gioco e benedice l’accordo, la conferma, spiega, che «il referendum non risolve i problemi della legge elettorale». Il tutto con i migliori auspici di Palazzo Chigi, che ci tiene a far sapere di volersi confrontare «con tutta l’opposizione», Udc compresa.

Al di là dell’ufficialità e di quella che formalmente è un’apertura al dialogo sulla riforma elettorale, dal vertice di Gemonio arrivano soprattutto due segnali. Il primo è che Berlusconi, Fini e Bossi stanno iniziando a credere che la possibilità di un’implosione della maggioranza non sia così remota, tanto che rilanciano l’Officina e gli stati generali dell’opposizione in vista di un’eventuale campagna elettorale (ed è anche per questo che il Cavaliere alla fine ha superato il suo proverbiale scetticismo su un eventuale dialogo sulla riforma elettorale). Il secondo segnale, invece, è per Casini, che ieri sera - per non rimanere con il cerino in mano - si è visto costretto nei fatti a convergere sulla posizione di Forza Italia, An e Lega parlando di «intesa positiva».

Le difficoltà del leader centrista, però, sono palpabili. E certificate dal silenzio generalizzato del suo partito sulla questione referendum (salvo i già citati Buttiglione e Pionati). Sono in molti, infatti, a pensare che non abbia torto Carlo Giovanardi quando dice che «al tavolo di Gemonio avremmo dovuto essere seduti anche noi». Invece, polemizza, «tutti presi dalla costruzione di non si sa bene cosa con Mastella e Gerardo Bianco» si è deciso che «a livello nazionale non bisogna sedersi al tavolo con gli ex alleati». D’altra parte, Giovanardi non è certo l’unico esponente dell’Udc a tenere aperto un canale con Berlusconi, visto che negli ultimi mesi il Cavaliere ha avuto occasione di sentire le lamentele di diversi dirigenti centristi, sempre più perplessi dalla linea di un partito che a livello nazionale gioca per conto suo e sul piano locale è nelle giunte insieme al centrodestra. Il tutto guardando all’Udeur di Mastella. Che si sarà anche convinto a costruire un soggetto unitario con Casini da presentare alle prossime europee, ma che continua pure a tenere uno spiraglio aperto con il Cavaliere, tanto che ad agosto ha mandato Mauro Fabris a fargli da ambasciatore a villa Certosa.