Patto tra Italia e Santa Sede «Esempio di collaborazione»

Ciampi: ci vuole rispetto, non basta la tolleranza. Il cardinale Sodano: «I governi Ue lavorino per la piena libertà religiosa»

da Roma

«Non basta tolleranza, serve rispetto». Lo dice il presidente Carlo Azeglio Ciampi in un anniversario, quello dei Patti lateranensi, che quest’anno si inserisce in un periodo di grande tensione nei rapporti tra religioni. Il ricevimento per ricordare il trattato che regolò i rapporti tra Stato e Chiesa si è svolto nell’ambasciata italiana presso la Santa Sede. Presenti tutte le cariche dello Stato, da Ciampi a Silvio Berlusconi, ai presidenti di Senato e Camera Marcello Pera e Pierferdinando Casini, oltre ai due vicepremier Gianfranco Fini e Giulio Tremonti e al vicepresidente della Corte Costituzionale Annibale Marini. In rappresentanza del Vaticano il segretario di Stato Angelo Sodano, il presidente della conferenza episcopale italiana Camillo Ruini e i cardinali Leonardo Sandri e Giovanni Lajolo.
La cerimonia del settantasettesimo anniversario è avvenuta proprio quando è stata resa nota una lettera inedita di don Luigi Orione a Benito Mussolini del 22 settembre 1926, ritrovata nell’archivio storico Oronino di Roma, che precede di tre anni la firma dei Patti, del ’29 (11 febbraio), e che iniziava così: «Eccellenza, se vuole può, con il divino aiuto, finire l’amaro e funesto dissidio che c’è tra la Chiesa e lo Stato...».
Il dissidio è ora tra occidente e islam, un rapporto nel quale «non basta la tolleranza, che è un concetto negativo - ha detto Ciampi a Sodano secondo quanto il sottosegretario di Stato ha riferito -. Ci vuole rispetto». Per Sodano proprio l’Italia «deve dare questo esempio», in linea con la prima enciclica di papa Benedetto XVI, «Deus Caritas est», che traccia un «messaggio di amore al mondo». Rispetto vuol dire anche che «non c’è libertà di offenderci e di distruggerci», ha chiarito il rappresentante vaticano commentando la carneficina di cristiani in Nigeria.
Da parte del Vaticano «c’è preoccupazione» per il momento attuale, ha chiarito Berlusconi dopo l'incontro. Questo «è un momento di preoccupazione per tutti, auspico veramente che possano sempre vincere coloro che nei vari settori e nelle varie religioni sono moderati», ha sostenuto il premier. Quelle persone «che capiscono che solo dialogando e collaborando gli uni con gli altri si può trovare una soluzione a quello che oggi sembra essere un problema». I rapporti tra Stato e Chiesa in Italia «sono ottimi, per ammissione loro - ha concluso Berlusconi -. Non ci sono mai stati rapporti di collaborazione così piena nella storia tra il Vaticano e il governo italiano».
Italia e Vaticano hanno «sempre dato al mondo esempio di collaborazione e rispetto», ricorda il segretario di Stato vaticano, che parlando al termine della cerimonia ha però inviato un messaggio a governanti italiani ed europei: introducano il concetto di «reciprocità», ossia la difesa della libertà religiosa «quando si tratta o si viaggia».
Dare l’esempio è quello che le personalità dei due Stati si sono proposte durante l’incontro all’ambasciata: si è parlato, racconta il vicepremier e ministro degli Esteri Fini, «soprattutto della situazione internazionale e della necessità di promuovere nei fatti quello che viene chiamato dialogo interreligioso».