UN PATTO PER LA LIGURIA

Chi ci segue da sempre lo sa. Chi ha iniziato a seguirci recentemente - e a Genova e in Liguria sono sempre di più - ha iniziato ad accorgersene e ad apprezzarlo. Chi incappa, magari casualmente, nel Giornale, di solito ha un sobbalzo. Tutti, comunque, si rendono conto che non solo a livello nazionale, ma anche a Genova e in Liguria (e nel Basso Piemonte, in Costa Azzurra, in Lunigiana e in tutte le aree raggiunte da questa edizione), un’altra informazione è possibile.
Spesso e volentieri incrociamo le lame dialettiche con i nostri colleghi delle altre testate, a cui rimproveriamo di tutto e di più: dall’amore sviscerato per la peggiore politique politicienne, che sta raggiungendo livelli parossistici nel dibattito su chi entra nel Partito democratico, a quello per la demagogia sempre e comunque. Se si trasforma tutto in scandalo, se si cerca di cavalcare l’antipolitica sempre e comunque, se ci si scandalizza per tutto lo scandalizzabile, allora anche le denunce serie e credibili - che ci sono e sono il dovere di un buon giornalista - rischiano di diventare poco serie e poco credibili. La notte nera in cui tutte le vacche sono nere non è il migliore dei mondi possibili. Nemmeno a livello giornalistico.
Però, proprio perchè lavoriamo ogni giorno per dimostrare che un altro mondo giornalistico è possibile, proponiamo con entusiasmo e passione un patto a tutti i giornali genovesi. Un patto per il futuro di Genova e della Liguria. E, conoscendo i nostri interlocutori, siamo certi che - sulle cose serie - remiamo tutti nella stessa direzione.
La denuncia dell’assessore Merlo sull’immobilismo del governo nei confronti delle Infrastrutture, di cui vi racconta in queste pagine il nostro Ferruccio Repetti, è qualcosa di devastante. Perchè, da un lato, fa capire come anche a piazza De Ferrari si rendano conto che senza infrastrutture questa regione è morta e i nostri figli saranno costretti sempre più ad andarsene.
D’altro canto, mette Merlo e tutta la giunta Burlando di fronte a una drammatica constatazione: che loro governano insieme a forze politiche che la pensano diametralmente all’opposto e che solo grazie a quelle forze hanno vinto le elezioni. Siamo al gioco delle tre tavolette e certo non ci basta per essere felici la constatazione che noi l’avevamo detto e scritto prima, spiegando - in perfetta solitudine, mentre gli altri giocavano a fare i bipartisan - perchè noi avremmo votato per la Casa delle libertà e per Sandro Biasotti. E perchè i pur buoni (a parole) programmi di Claudio Burlando non avrebbero avuto alcuna possibilità concreta di realizzazione.
Ma, di fronte a una Regione che rischia di morire, siamo certi che ognuno farà la sua parte. Come, del resto, spesso, l’informazione genovese sta già facendo. Mandiamo in edicola quattro giornali diversissimi fra loro. Ma, forse proprio per questo, l’informazione genovese è di altissimo livello: del Giornale, sapete tutto; il Corriere mercantile riesce ad essere attentissimo alla cronaca, che è nel Dna di due segugi come Mimmo Angeli e Paolo De Totero; Il Lavoro-La Repubblica riesce ad abbinare il senso giornalistico di ottimi cronisti come Raffaele Niri, Franco Monteverde o Massimo Minella alla capacità di Franco Manzitti di sognare di essere contemporaneamente inquilino di Tursi, di Palazzo San Giorgio, di San Lorenzo e di De Ferrari e di essere praticamente l’erede di Andrea Doria o Simon Boccanegra, più un doge che un semplice giornalista. E, quasi, di aver fermato il tempo ai tempi della Repubblica di Genova. Repubblica non necessariamente scritto in corsivo. E anche il Secolo XIX con Lanfranco Vaccari è diventato un giornale più equilibrato, con colleghi che danno un valore aggiunto in professionalità, umanità e sensibilità come Gigi Leone, Claudio Paglieri o Roberto Onofrio.
Tutti insieme possiamo lavorare per impedire che Genova e la Liguria muoiano.